Jonathan Franzen (Winni Wintermeyer, Redux/Contrasto)

Il nuovo romanzo di Jonathan Franzen è il primo di una trilogia modestamente intitolata “Una chiave per tutte le mitologie”. Per il suo stile abbagliante e l’instancabile attenzione alle peripezie di una singola famiglia Crossroads è decisamente franzeniano, ma rappresenta anche una netta evoluzione, un nuovo livello di padronanza stilistica e un più profondo senso di pietà. Questa volta il cronista del presente esplora il passato, in particolare i primi anni settanta. E la voracità dei suoi romanzi precedenti, capaci di fagocitare ogni sorta di tendenza culturale, è sostituita da un’attenzione sottile ai movimenti dell’anima. Tutto ruota intorno al reverendo Russ Hildebrandt, pastore protestante nella periferia di Chicago. Quando il romanzo si apre, Russ, 47 anni, sta ancora soffrendo per la brusca cancellazione del suo lavoro con un gruppo giovanile della chiesa chiamato Crossroads. Tre anni prima, gli adolescenti con i pantaloni a zampa di elefante hanno insistito affinché Russ smettesse di frequentare il gruppo e lasciasse la gestione a un pastore più giovane e alla moda, Rick Ambrose. Russ ha accumulato un’ostilità nei confronti di Ambrose che condiziona tutti gli aspetti del suo lavoro, perfino il modo in cui attraversa la chiesa per evitare di passare davanti all’ufficio di Rick. Tutti gli altri si sono lasciati alle spalle quel bisticcio ecclesiastico che ha distrutto la fiducia del ministro e lo ha messo contro la sua paziente moglie, Marion. Nella logica perversa dell’ego ferito di Russ, Marion è ormai “inseparabile da un’identità che si era rivelata umiliante”. E immagina che troverà la salvezza liberandosi della moglie e cadendo tra le braccia di una parrocchiana vedova da poco che è “visceralmente, ferocemente, androginamente adorabile”. Tradire la moglie e perseguire l’affetto di un’altra donna della congregazione richiede gradi di flessibilità fisica e teologica simili, che Franzen ritrae con una squisita combinazione di comicità e simpatia. Ma Crossroads non è solo una satira della cultura suburbana o delle ipocrisie della fede religiosa. È un elettrizzante esame delle irriducibili complessità della vita etica. Franzen si candida a essere il Nathaniel Hawthorne di oggi. Ron Charles,
The Washington Post

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Questo articolo è uscito sul numero 1431 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati