Ti mostrerò l’amore in un pugno di stelle.

Conosci lo sfolgorio della neve sulle foglie lungo la strada?

Il contorno violetto di un giorno di dicembre?

Sono venuta qui per respirare.

Ci sono piccoli ballerini in una goccia d’acqua di fiume.

Paradisi di insetti oltre il cancello del giardino,

nella piega delle braccia di quel grosso pino un nido,

nel nido delle mie braccia l’alito di latte di un bambino.

Abitiamo spensierati nell’esalazione del mondo,

crepuscolo dopo crepuscolo.

La bocca sfiora la guancia.

La guancia sfiora la coscia.

Abitiamo spensierati nell’esalazione del mondo,

il pelo caldo della lupa e i suoi denti aguzzi,

il rasoio del gelo accarezza la pelle scura del fiume,

i suoi abitatori colano a picco in silenzio.

Sono venuta qui per respirare.

La tristezza delle nostre cose sul cielo invernale.

La neve si scioglie in fretta sulle guance del bambino,

i nostri occhi ridono alle stelle,

il cielo incontra la pelle liscia del fiume,

respiro, respiro dunque sono.

Julia Fiedorczuk è una poeta, prosatrice e traduttrice polacca nata nel 1975. Insegna letteratura inglese all’università di Varsavia, dove vive, ed è un’esponente di punta dell’ecopoesia in Polonia. Questo testo è tratto dall’omonima raccolta Tlen (Ossigeno, Biuro Literackie 2009). Traduzione dal polacco di Raffaella Belletti.

Questo articolo è uscito sul numero 1431 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati