◆ In Europa quest’estate il vento è stato più debole del solito, con conseguenze negative sulla produzione di energia elettrica. Il periodo da aprile a settembre è stato il meno ventoso degli ultimi sessant’anni in gran parte del Regno Unito e dell’Irlanda, ma il fenomeno si è manifestato anche in Scandinavia, Belgio, Paesi Bassi, Germania e Danimarca. L’azienda britannica dell’energia Sse sostiene di aver prodotto il 32 per cento in meno di energia eolica.

Per contrastare la crisi climatica bisogna sostituire i combustibili fossili con fonti rinnovabili come l’eolico, il solare e l’idroelettrico (il tema sarà all’ordine del giorno della prossima conferenza delle Nazioni Unite sul clima, la Cop26 di Glasgow). La transizione renderà però i sistemi energetici più sensibili alla variabilità climatica, come sanno bene i progettisti di impianti eolici, scrive su The Conversation Hannah Bloomfield, dell’università di Bristol. La riduzione del vento è un evento estremo, come alluvioni e uragani, e bisogna tenerne conto. I modelli climatici non forniscono dati certi, ma secondo alcune stime il riscaldamento globale potrebbe portare a un calo dell’8-10 per cento della velocità del vento in Europa, e quindi dell’energia prodotta. In una situazione simile è evidente che non ci si può affidare esclusivamente all’eolico. Bisogna invece combinarlo con altre fonti rinnovabili, come il solare e l’idroelettrico, e imparare a gestire meglio la domanda di elettricità.

Questo articolo è uscito sul numero 1433 di Internazionale, a pagina 104. Compra questo numero | Abbonati