Il Nobel, il Booker prize e il Goncourt. Nel 2021 questi tre grandi premi letterari sono stati vinti da scrittori africani. È il riconoscimento di una letteratura sempre più in sintonia con gli interrogativi della nostra epoca. “Oggi si assiste a una rinascita dell’attenzione del mondo letterario europeo per l’Africa”, ha dichiarato all’agenzia France Presse (Afp) Xavier Garnier, professore di letteratura africana in lingua francese e swahili all’università Sorbonne Nouvelle. Garnier definisce “incredibile” la mole dei riconoscimenti ottenuti, considerato che gli scrittori africani sono storicamente molto poco rappresentati nei vari premi internazionali.

Tuttavia quest’anno sono proprio loro ad aver fatto il bottino più grosso. Il 3 novembre, il senegalese Mohamed Mbougar Sarr è diventato a 31 anni il primo scrittore dell’Africa subsahariana a vincere il Goncourt, il Graal delle lettere francesi, per il suo romanzo La plus secrète mémoire des hommes (edito da Philippe Rey, in uscita in Italia per Edizioni e/0).

Lo stesso giorno il sudafricano Damon Galgut ha vinto il Booker prize, il riconoscimento più importante per i romanzi scritti in inglese. Meno di un mese prima il premio Nobel per la letteratura era stato attribuito al tanzaniano Abdulrazak Gurnah. Ma i riconoscimenti non si fermano qui, perché l’International Booker prize è andato al francosenegalese David Diop per la traduzione in inglese del suo Fratelli d’anima (Neri Pozza 2019), il prestigioso premio Neustadt (assegnato su base biennale dall’università dell’Oklahoma) al senegalese Boubacar Boris Diop e il premio Camões, che ricompensa autori di lingua portoghese, è stato attribuito alla mozambicana Paulina Chiziane.

Damon Galgut (David Levenson, Getty Images)

L’arrivo delle donne

Tutti riconoscimenti che testimoniano la “rinascita della letteratura africana osservata negli ultimi dieci anni”, dice all’Afp Boniface Mongo-Mboussa, esperto di letterature comparate. Una tendenza generale causata dal numero crescente di scrittori professionisti. “Non era così per la generazione precedente”, osserva il ricercatore, che mette in evidenza “l’arrivo delle donne”, come Tsitsi Dangarembga (Zimbabwe, che quest’anno ha vinto il Pen Pinter prize oltre al Premio internazionale per la pace degli editori tedeschi), Paulina Chiziane o Chimamanda Ngozi Adichi (Nigeria) che di riconoscimenti prestigiosi ne ha già ottenuti tanti.

Anche i temi trattati sono cambiati, osserva Mongo-Mboussa. Nel suo romanzo Mohamed Mbougar Sarr “ha scelto di parlare di letteratura”, mantenendo “una certa distanza” da soggetti più trattati nei romanzi africani, “che parlavano spesso di violenza, di guerra o di bambini soldato”.

Abdulrazak Gurnah (Simone Padovani, Awakening/Getty Images)

Oggi nella produzione letteraria africana hanno fatto la loro comparsa le questioni di genere, l’omosessualità, l’ecologia, il femminismo e l’afrofuturismo (una corrente di fantascienza nata nella diaspora africana).

“È a partire dal continente africano che prendiamo coscienza dei gravi pericoli sociali, ecologici e politici che ci minacciano”, dice Garnier. Anche gli anni cinquanta e sessanta furono importanti “momenti di riconoscimento della letteratura africana”, apprezzata però come “fenomeno politico-letterario”, con figure come Léopold Sédar Senghor, scrittore, poeta e primo presidente del Senegal.

L’evoluzione attuale è sostenuta anche dalla presenza di nuove case editrici africane, dalla moltiplicazione nel continente delle riviste letterarie e dalla comparsa di premi dedicati esclusivamente alla letteratura africana, osserva Claire Ducournau, sociologa della letteratura all’università Paul-Valéry di Montpellier. “Da una decina d’anni molte cose hanno cominciato a muoversi”, dichiara la ricercatrice, che ha studiato la crescente fortuna degli autori africani francofoni negli ultimi decenni.

Da sapere
Le storie non ancora raccontate

◆ Il 3 novembre 2021 lo scrittore senegalese Mohamed Mbougar Sarr, nato a Dakar nel 1990, ha vinto il premio Goncourt (appena dieci euro, ma con l’assicurazione di fama e vendite stellari) con La plus secrète mémoire des hommes. Nello stesso giorno il sudafricano Damon Galgut, nato a Pretoria nel 1963, con il romanzo _La promessa _(Edizioni e/0 2021) ha strappato ai concorrenti, tra cui figurava la somalo-britannica Nadifa Mohamed, l’illustre Booker prize.

Il libro di Sarr è ispirato alla storia dello scrittore maliano Yambo Ouologuem, vincitore nel 1968 del premio Renaudot con un romanzo epocale, Le devoir de violence, e poi sparito dalla circolazione. La “promessa” del romanzo di Galgut è invece quella fatta da una donna bianca nel 1985 di donare alla domestica nera la casa di famiglia, un impegno irrealizzabile nel contesto dell’apartheid. Accettando il premio, Damon Galgut ha detto: “È stato un grande anno per gli scrittori africani. Accetto il riconoscimento nel nome di tutte le storie raccontate e non raccontate, degli scrittori e delle scrittrici noti e meno noti dell’incredibile continente di cui faccio parte”.


Tuttavia nel mondo francofono continua a esserci una distinzione fra letteratura francofona e francese, osserva Mongo-Mboussa. Alcuni scrittori africani hanno vinto il Renaudot, un altro grande premio letterario francese, e il romanziere congolese Alain Mabanckou ha insegnato al Collège de France. Eppure gli scrittori francofoni africani continuano a essere visti come “prodotti del vecchio impero” e non come dei veri protagonisti della scena letteraria, osserva il ricercatore. Gli autori africani in lingua inglese, invece, sono perfettamente integrati nell’ambiente accademico ed editoriale statunitense e nordeuropeo, dice Mongo-Mboussa. Beneficiano inoltre di un mercato più dinamico e di una maggiore visibilità presso il pubblico e la critica. Quattro dei cinque autori africani che hanno vinto il premio Nobel (oltre a Gurnah, il nigeriano Wole Soyinka, i sudafricani Nadine Gordimer e J.M. Coetzee, l’egiziano Naguib Mahfouz) sono anglofoni. E il successo è ancora più difficile per chi scrive in swahili, wolof o nelle altre lingue del continente. ◆ adr

Questo articolo è uscito sul numero 1435 di Internazionale, a pagina 87. Compra questo numero | Abbonati