Adele (Columbia)

Lo stile della cantante britannica Adele finora è stato sinonimo di sofferenze d’amore, disperazione e arrangiamenti acustici. Anche se ha avuto un successo innegabile, a volte ha rischiato di diventare un po’ monotono. Ma se state pensando che 30 sia un’altra raccolta di canzoni tristi accompagnate dal pianoforte, sarete sorpresi. C’è una certa teatralità nei nuovi brani, come l’iniziale Strangers by nature, che suona come l’introduzione di uno spettacolo ed è quasi onirica. La voce della cantante sembra cambiata, alla ricerca di un vibrato più profondo. Anche la produzione è diversa, con l’uso di sintetizzatori e strumenti elettronici. Ci sono due momenti nell’album in cui la creatività e il talento di Adele brillano davvero. Il primo è My little love, dove le influenze dell’rnb si fondono con un suono sensuale, mentre la cantante esprime la sua adorazione verso il figlio. L’altro è l’interludio All night parking, arricchito da un assolo di piano di Erroll Garner, jazzista statunitense morto alla fine degli anni settanta. Verso la fine dell’album ci sono diversi brani registrati insieme a Inflo, produttore e mente del progetto Sault. E qui Adele coglie l’occasione per trascinare nel fango il suo ex marito, Simon Konecki, in Woman like me. Per Adele 30 è il disco della definitiva maturità. C’è qualche brano da dimenticare, come Oh my God e Can I get it, ma è bello vederla fare dei passi avanti.

David Cobbald ,The Line of Best Fit

Questo articolo è uscito sul numero 1436 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati