Stoyan Nenov, Reuters/Contrasto

Dopo dodici anni di potere quasi ininterrotto, le elezioni del 14 novembre potrebbero aver segnato la fine dell’era di Bojko Borisov, scrive e-vestnik: il partito del premier conservatore, Gerb, si è infatti fermato al 22 per cento dei voti. A imporsi è stato Continuiamo il cambiamento (Pp), un partito anticorruzione fondato appena due mesi fa da due giovani economisti, Kiril Petkov e Assen Vassilev (nella foto), che avevano conquistato una vasta popolarità come ministri, rispettivamente dell’economia e delle finanze, nel governo provvisorio in carica da maggio a settembre. I due hanno già avviato i negoziati con la coalizione Bulgaria democratica e con C’è un popolo così (Itn), un altro partito anticorruzione fondato nel 2020 dal cantante e conduttore televisivo Slavi Trifonov, per formare un governo e superare lo stallo politico cominciato con le elezioni di aprile, che ha costretto i bulgari ad andare alle urne per tre volte nel giro di otto mesi. Il 14 novembre gli elettori bulgari hanno votato anche per il nuovo presidente della repubblica. Il capo di stato uscente Rumen Radev, il cui operato in questa fase di confusione politica è stato molto apprezzato dai cittadini, si è fermato al 49,4 per cento, mancando per un soffio la vittoria al primo turno. Al ballottaggio del 21 novembre dovrà vedersela con Anastas Gerdjikov, sostenuto dal Gerb.

Questo articolo è uscito sul numero 1436 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati