I suoni “buba” e “chichi” sono associati rispettivamente, in modo quasi universale, a una forma tondeggiante e a una spigolosa. L’esperimento è stato condotto su persone che usano lingue e sistemi di scrittura diversi. Secondo la rivista Philosophical Transactions of the Royal Society B, gli elementi acustici dei suoni, tra cui le frequenze, contribuiscono a evocare forme diverse. Lo studio potrebbe essere utile per capire come si è passati dalle vocalizzazioni alle parole.

Questo articolo è uscito sul numero 1436 di Internazionale, a pagina 105. Compra questo numero | Abbonati