Nella primavera del 1651, gli abitanti di Springfield, nel Massachusetts, si convinsero che Hugh Parsons fosse uno stregone. Lui e la moglie Mary erano una coppia problematica: Hugh era un tipo litigioso, Mary era una pettegola incallita e aveva contribuito a diffondere voci inquietanti sul marito. In The ruin of all witches lo storico Malcolm Gaskill ricostruisce il loro caso e attraverso le tante testimonianze contro i coniugi Parsons riesce a dare un quadro dell’esistenza quotidiana in una “precaria cittadina di frontiera” con una ricchezza degna di un bel romanzo. Il ritratto di una comunità durante la prima ondata di panico da stregoneria che investì il nuovo mondo risulta anche uno studio senza tempo su come la paranoia, la superstizione, il malcontento e l’instabilità sociale siano benzina sul fuoco della fantasia (allora insieme agli stenti prolungati causati dal durissimo inverno del 1649). I due coniugi non furono condannati, ma la loro vita fu comunque distrutta e, come illustra Gaskill nell’epilogo, la paura della stregoneria non ha mai abbandonato Springfield. The Economist

Questo articolo è uscito sul numero 1436 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati