Per quattrocento anni, gli africani sono stati schiavizzati dagli europei. Nel suo nuovo romanzo Bernardine Evaristo ha capovolto la storia. Immagina cioè che siano stati gli africani a schiavizzare gli europei, e in particolare una spiritosa ragazzina inglese, Doris Scagglethorpe. L’impero è il Regno Unito della Grande Ambossa. Nelle mani di Evaristo, la storia diventa plastilina. Doris, undici anni, è catturata mentre gioca a nascondino con le sue sorelle. È messa in catene e si ritrova nella stiva di una nave di schiavi, dove sperimenta l’oscurità e le malattie, gli stupri e i suicidi, le punizioni feroci per la debolezza o per la rivolta, e la sensazione di giacere per giorni accanto a un cadavere. Comincia la sua nuova vita come amante e compagna di giochi di un viziato ragazzo ambossano che le insegna a leggere e scrivere, poi è assegnata come assistente personale, “parrucchiera di casa”, al boss dell’import-export Kaga Konata Katamba I, detto KKK. Lavora dodici ore al giorno, non pagate, con straordinari quando necessario. È richiesta al lettore una notevole sospensione dell’incredulità, ma una delle cose migliori di questo libro è il suo umorismo agrodolce e impertinente. Evaristo ha portato la storia nello zeitgeist contemporaneo. In queste pagine non c’è solo un’immaginazione esuberante e iperattiva che chiede: “Cosa sarebbe successo se…?”, ma un cuore africano non guarito che domanda: “Come ci si sente?”.

Diana Evans, Independent

Questo articolo è uscito sul numero 1436 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati