Lo scorso autunno internet ha svelato la storia di Tina Bell, una cantante nera di ­Seattle la cui band post-punk e proto-grunge Bam Bam ha preceduto artisti come Nirvana, Pearl Jam e Alice in Chains. Fino a poco tempo fa, pochi sapevano del gruppo che Bell guidò dal 1983 al 1990. Ma tra un paio di mesi i Bam Bam sfuggiranno al buco nero della memoria del rock. Del resto per salvare le demo e le foto della band il bassista Scotty “Buttocks” Ledgerwood è entrato in un magazzino in fiamme, riportando diverse ferite. Così l’ep Villains (also wear white) uscirà a febbraio in una nuova edizione, con i brani registrati dalla band nel 1984 e tre inediti. Il batterista del gruppo era Matt Cameron, che poi avrebbe suonato nei Soundgarden e nei Pearl Jam. Considerando la prospettiva bianca e maschilista di punk, hardcore e grunge, è incredibile pensare a una donna nera alla guida di un quartetto ­sludge-metal nella prima metà degli anni ottanta, prima ancora che fosse coniato il termine grunge. A metà degli anni ottanta i Melvins aprirono un concerto dei Bam Bam e Kurt Cobain, oltre a essere un roadie del gruppo, era un loro fan. Bell, morta di cirrosi nel 2002, non aveva paura di niente: quando uno spettatore la insultò per il colore della sua pelle, lei rispose con una canzone ironica, Heinz 57, che riprendeva il soprannome razzista che i suoi compagni usavano a scuola.
Jen B. Larson,
Bandcamp Daily

Tina Bell (Christina King)

Questo articolo è uscito sul numero 1438 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati