“Le prime denunce riguardavano le guardie: permettevano alle richiedenti asilo di farsi docce più lunghe a patto di poterle guardare nude. Alcune davano sigarette in cambio di favori sessuali. Poi sono arrivate denunce credibili di abusi sui bambini”, si legge in un editoriale del **Saturday Paper **che rievoca i casi di violenza avvenuti negli anni nel centro di detenzione per migranti che l’isola di Nauru ospita per conto dell’Australia. Sei anni fa una donna era stata stuprata da due uomini che poi le avevano dato fuoco. Portata in Australia per abortire, aveva tentato il suicidio ed era stata riportata a Nauru. “La polizia locale non ha mosso un dito e non c’è stata nessuna incriminazione: Nauru era diventato un black site per gli abusi. Dal 2014 al 2017 il responsabile dell’immigrazione è stato Peter Dutton. Nel 2019 disse che alcune donne ‘ci provano: dicono di essere rimaste incinte dopo uno stupro per poter venire qui e rimanerci’. La scorsa settimana Dutton ha vinto una causa per diffamazione contro un attivista che l’aveva chiamato ‘apologeta dello stupro’. Per il tribunale la sua reputazione era stata danneggiata”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1438 di Internazionale, a pagina 39. Compra questo numero | Abbonati