Le Gallerie degli Uffizi di Firenze hanno un’importante collezione di opere di grandi artisti del rinascimento tra cui Michelangelo, Leonardo e Raffaello. Ma il direttore del museo Eike Schmidt pensa che i musei debbano anche evidenziare i problemi di oggi, confrontandosi con le “strutture sociali tossiche” del passato, e non limitarsi a glorificare i propri artisti.

La corrispondente del ** Guardian** in Italia, Angela Giuffrida, ha intervistato Schmidt, che prima di Natale ha voluto ospitare agli Uffizi la mostra Lo sfregio, un modo per riflettere sulla violenza contro le donne, a cominciare da un’opera di Gian Lorenzo Bernini, uno dei più grandi scultori del seicento. Accanto ai ritratti contemporanei della fotografa Ilaria Sagaria, dedicati a donne sfigurate con l’acido, c’è il busto di Costanza Bonarelli, che fu l’amante di Bernini. Tempo dopo averlo scolpito, l’artista chiese a un suo servo di sfregiare il viso della donna perché aveva una relazione con un altro uomo.

“Questo busto è famoso in tutto il mondo, ma pochi conoscono la sua storia”, ha raccontato Schmidt. “La scultura raffigura Costanza Bonarelli in una situazione molto intima, ha i capelli sciolti e indossa una vestaglia semitrasparente con i bottoni aperti. È chiaro che Bernini l’ha scolpito quando erano amanti. Ma nemmeno un anno dopo è diventato geloso perché lei stava con un altro uomo e così le è stata sfregiata la guancia. Esattamente quello che succede oggi a tante donne che hanno avuto mariti o compagni gelosi. Volevo creare una connessione tra un’opera d’arte ammirata e che contribuisce alla fama di Bernini e il lato molto problematico dello scultore, che all’epoca era socialmente accettato”, ha spiegato Schmidt. “Penso che affrontare questi problemi, quando è possibile, faccia assolutamente parte della nostra missione, altrimenti che senso abbiamo?”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1442 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati