Stavanger, Norvegia (Carina Johansen, Bloomberg/Getty Images)

Catturare e rendere liquida l’anidride carbonica (CO2) prodotta dai cementifici o dagli impianti siderurgici, caricarla sulle navi cisterna e poi depositarla e sigillarla sui fondali marini davanti alle coste della Norvegia. È l’obiettivo della Northern Lights, un’azienda norvegese nata nel 2021 dall’alleanza tra i gruppi energetici Equinor, Shell e TotalEnergies. Nel 2024, scrive Die Tageszeitung, entrerà in funzione un primo deposito a Ljøsøyna, nell’ovest del paese scandinavo. “Per cinquant’anni”, osserva il quotidiano tedesco, “la Norvegia ha sfruttato il petrolio e il gas naturale del suo sottosuolo, di fatto alimentando il riscaldamento climatico. Ora, invece, vuole sfruttare un altro tipo di risorsa naturale del suo territorio: i fondali marini dove immagazzinare l’anidride carbonica, cioè il prodotto di scarto delle fonti d’energia fossili”. La Northern Lights è l’elemento più importante di Longship, un progetto con cui la Norvegia vuole diventare una pioniera della neutralità climatica. In alcuni settori, come quello del cemento e della siderurgia, per ora è impossibile rinunciare del tutto alle energie fossili. Le loro emissioni devono essere gestite in qualche modo, e “l’unica via praticabile a noi sembra lo stoccaggio dell’anidride carbonica”, ha dichiarato Amund Vik, viceministro norvegese per il petrolio e l’energia. Secondo l’Equinor, nei fondali norvegesi c’è posto per circa ottanta miliardi di tonnellate di CO2, pari a cento volte le emissioni registrate dalla Germania nel 2021. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1443 di Internazionale, a pagina 101. Compra questo numero | Abbonati