◆ La perdita della fauna selvatica rende le piante più vulnerabili alla crisi climatica. Molte specie che producono frutti commestibili si basano infatti sugli animali per disperdere i semi. Alcuni uccelli e mammiferi si nutrono dei frutti espellendo poi i semi con gli escrementi, lontano dalla pianta originaria. Si tratta di un fattore decisivo per resistere al riscaldamento globale, che rende molti habitat inospitali e costringe piante e animali a spostarsi. In questa situazione, per molti vegetali la dispersione dei semi è fondamentale per sopravvivere.

La questione è stata approfondita al livello globale in uno studio pubblicato sulla rivista Science. Il declino di molte specie animali, dovuto per esempio alla deforestazione, riduce di circa il 60 per cento la capacità delle piante di rispondere alla crisi. Le aree più colpite sono il sudest asiatico e il Madagascar, che ospitano molte specie animali a rischio. Il fenomeno incide di meno nelle aree di montagna, dove il clima varia molto ad altitudini diverse, mentre pesa di più in pianura, dove bisogna percorrere molti chilometri per trovare un clima diverso. In pianura sono quindi fondamentali i grandi mammiferi, che coprono facilmente lunghe distanze, ma che subiscono spesso gli effetti delle attività umane. Lo studio conferma che la perdita di biodiversità ha uno stretto legame con la crisi climatica, e che i due aspetti possono aggravarsi a vicenda. Potrebbe anche essere usato per prevedere gli effetti dell’estinzione di una specie.

Questo articolo è uscito sul numero 1444 di Internazionale, a pagina 98. Compra questo numero | Abbonati