Due anni dopo l’inizio della pandemia di covid-19 potrebbero arrivare sul mercato dei nuovi trattamenti farmacologici. È anche possibile che sia approvato l’uso, con nuove indicazioni, di farmaci già conosciuti. In alcuni paesi sono stati approvati dei nuovi antivirali, come il paxlovid e il molnupiravir, ma mancano farmaci specifici per alcune situazioni, per esempio per curare le formi lievi della malattia. Al momento, comunque, i vaccini rimangono lo strumento più importante per affrontare la pandemia, mentre i trattamenti sono importanti soprattutto per chi non può o non vuole vaccinarsi. Negli Stati Uniti il programma Activ dei National institutes of health (Nih) ha promosso trenta ricerche, di cui tredici ancora in corso. Sono allo studio antivirali che agiscano sulle proteine usate dal coronavirus per entrare nelle cellule. Poi ci sono gli anticorpi monoclonali, che però hanno il difetto di essere costosi e difficili da somministrare. Infine, si stanno cercando nuovi usi per farmaci già conosciuti. A beneficiarne, considerando i costi inferiori, potrebbero essere i paesi a medio e basso reddito. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1451 di Internazionale, a pagina 105. Compra questo numero | Abbonati