La Blue Note Records e la Universal music group Africa hanno annunciato la nascita della Blue Note Africa, una casa discografica che promuoverà gli artisti jazz provenienti da tutto il continente. Il progetto partirà a maggio con un album del pianista e compositore sudafricano Nduduzo Makhathini, intitolato In the spirit of Ntu. Nel comunicato stampa che accompagna il lancio del progetto, la Blue Note ha ricordato quando nel 1947 il batterista statunitense Art Blakey visitò l’Africa per la prima volta, andando in Nigeria e in Ghana: il suo viaggio doveva durare alcuni mesi ma si prolungò per un paio d’anni. L’esperienza ebbe un effetto profondo su Blakey e lo spinse a registrare album influenzati dalle percussioni africane come Orgy in rhythm (1957) e The African beat (1962), nel quale suonò anche il batterista nigeriano Solomon Ilori, che nel 1962 pubblicò per l’etichetta statunitense African high life. Negli anni cinquanta in Sudafrica nacque una scena jazz guidata dai Jazz Epistles, dove militavano il trombettista Hugh Masekela e il pianista Dollar Brand (in seguito noto come Abdullah Ibrahim). Anche il pianista McCoy Tyner ha esplorato le connessioni tra Africa e America nei suoi album per la Blue Note degli anni sessanta e settanta. “La Blue Note Africa crea un nuovo canale per i talenti del jazz africano, con un gruppo di lavoro guidato dal presidente della Blue Note, Don Was”, ha dichiarato l’etichetta statunitense.
Downbeat

Nduduzo Makhathini (dr)

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1456 di Internazionale, a pagina 88. Compra questo numero | Abbonati