Panorama frammentato Numero di seggi per ogni partito (Fonte: L’Orient-Le Jour)

I risultati delle elezioni legislative del 15 maggio confermano che il movimento filoiraniano Hezbollah e i suoi alleati hanno perso la maggioranza in parlamento, ottenendo 60 seggi su 128. È stata registrata una crescita dei candidati legati alle proteste del 2019, sedici dei quali entreranno in parlamento. Le Forze libanesi, partito cristiano che si oppone a Hezbollah, hanno annunciato di aver conquistato 19 seggi, contro i 15 della precedente legislatura. Il resto dei voti è andato al Partito socialista progressista del leader druso Walid Jumblatt, a piccole formazioni cristiane e ad altre vicine all’ex premier sunnita Saad Hariri, tutti ostili ad Hezbollah. Nonostante la bassa affluenza, ferma al 41 per cento, Al Modon parla di una “svolta storica” per il paese. Il sito libanese ammette che la frammentazione del panorama politico “renderà più complicato trovare compromessi e prendere decisioni” su tre questioni fondamentali: la formazione di un governo e le riforme per superare la crisi economica; l’elezione del presidente del parlamento (carica ricoperta dal 1992 da Nabih Berri, capo del movimento sciita Amal); e quella del capo di stato, quando scadrà il mandato di Michel Aoun a fine ottobre.

Questo articolo è uscito sul numero 1461 di Internazionale, a pagina 22. Compra questo numero | Abbonati