Da diversi angoli del mondo arrivano regolarmente film sui giovani, simili a documentari, il cui intento sembra essere soprattutto quello di rassicurare. Per quanto siano pesanti e complessi i problemi che questi giovani devono affrontare, lo spirito rassicurante cancella ogni durezza sotto la liscia superficie del consenso. Casablanca beats declina questa formula su un gruppo di adolescenti che partecipano a un corso di hip hop nel centro culturale Les étoiles di Sidi Moumen, quartiere disagiato della periferia di Casablanca. Nabil Ayouch, uno dei fondatori del centro, inserisce i ragazzi in una storia inventata, attenuando la violenza che devono subire per esprimersi (i loro genitori tollereranno un concerto di hip hop?). Ma la dolcezza del film non sconfina nell’idealizzazione. E la figura dell’insegnante di hip-hop (interpretato dal rapper Anas Basbousi, alias Bawss), un emarginato che dorme in automobile o sul tetto della scuola, può lasciare l’impressione che quella del consenso fosse una falsa pista.
Fernando Ganzo, Cahiers du Cinéma

Questo articolo è uscito sul numero 1466 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati