Hanna Bervoets (Klaas Hendrik Slump, pan macmillan)

Il nuovo romanzo di Hanna Bervoets, sottile e potente, può sembrare la parabola negativa di un ambiente di lavoro, ma presto si trasforma in qualcosa di più enigmatico. Kayleigh è una nuova “addetta al controllo qualità” della Hexa, azienda che controlla un social network. Per ore e ore, Kayleigh e i suoi colleghi devono esaminare i post che contengono violenza razziale, automutilazione e crudeltà sugli animali per determinare se violano le politiche della Hexa. L’impiego si rivela raccapricciante e sfiancante, e i dipendenti sono costretti a lavorare a un ritmo spietato. Il romanzo ha la forma di una confessione scritta da Kayleigh al signor Stitic, un avvocato che ora rappresenta i suoi ex colleghi in una causa. Questa premessa è intrisa di suspense: cosa è successo esattamente alla Hexa e perché Kayleigh si rifiuta di partecipare alla causa? Il racconto di Kayleigh chiarisce le conseguenze psicologiche della moderazione dei contenuti. Un giorno, i moderatori notano un uomo su un tetto e pensano che si voglia suicidare. In realtà è un operaio edile, lì per riparare il tetto, ma prima che Kayleigh se ne renda conto si chiede se il video della morte dell’uomo possa essere pubblicato, a dimostrazione di quanto sia stata addestrata a operare all’interno di un contesto disumanizzante. Kayleigh intraprende una relazione romantica con una collega, Sigrid, e per un momento sembra che la vita alla Hexa possa avere i suoi lati positivi. Poi, però, si aprono delle fratture. Sigrid è perseguitata da sogni spaventosi. Un collega, Robert, si sforza di decidere se il video di un uomo che gioca con due gattini morti sia classificabile come crudeltà sugli animali, perché non mostra l’uomo che uccide effettivamente i gattini. Alla fine si licenzia. Un altro collega comincia a sostenere le teorie terrapiattiste e poi entra in contatto con un gruppo di negazionisti dell’Olocausto. Quando Sigrid prende le loro difese, Kayleigh si chiede se le teorie cospirazioniste diffuse su internet siano in qualche modo contagiose. La risposta di Kayleigh a ciò che sperimenta come moderatrice si rivela altrettanto preoccupante e ancora più interessante. Mentre passiamo sempre più tempo a fissare lo specchio ingannevole di internet, cosa impariamo, e a chi possiamo credere? Laura Van Den Berg, The New York Times

Questo articolo è uscito sul numero 1467 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati