Il nuovo romanzo del colombiano Juan Gabriel Vásquez racconta la vita avventurosa del suo amico regista Sergio Cabrera e soprattutto i suoi anni rivoluzionari al seguito della guerriglia in Colombia. Una lunga educazione sentimentale e ideologica che sfocia in quel delirio che l’ideologia porta sempre con sé, soprattutto quella totalitaria, un virus nocivo che penetra nell’anima di molte persone di valore. Ma la politica non occupa il primo posto. Il libro è soprattutto una testimonianza di vita contemporanea, quella di un uomo reale e al tempo stesso protagonista di un romanzo. Perché il talento del narratore, gli elementi di finzione che aggiunge e la testimonianza stessa si fondono per ottenere un testo che riproduce, e reinventa, quelle scene reali con le loro ambientazioni altrettanto reali. Al centro sta l’abilità del narratore nel raccontare l’esperienza terrificante del suo amico. È una cronaca di un periodo affascinante, di un mondo che pretendeva di essere nuovo e di creare l’uomo nuovo. Vásquez ripercorre la diffusione dell’ideologia maoista e le sue conseguenze su un contesto che era iniquo e folle in tutte le sue dimensioni.
J.J. Armas Marcelo, El Español

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Questo articolo è uscito sul numero 1469 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati