◆ La crisi climatica in corso potrebbe destabilizzare in modo irreversibile fino a sedici sistemi naturali terrestri. Si tratta di meccanismi che regolano il “funzionamento” del pianeta e che, se modificati, cominceranno ad autoalimentarsi. Secondo uno studio pubblicato sulla rivista Science, con un riscaldamento del pianeta tra 1,5 e due gradi rispetto all’era preindustriale (l’obiettivo minimo dell’accordo di Parigi) si raggiungerebbero sei punti di non ritorno: il collasso dei ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartide occidentale, lo scioglimento del permafrost, la perdita di ghiaccio marino nel mare di Barents, il collasso della corrente del Labrador e la morte delle barriere coralline più vicine all’equatore.

Un riscaldamento tra due e quattro gradi renderebbe probabili altri quattro eventi: la scomparsa della foresta pluviale amazzonica, lo scioglimento dei ghiacciai montani, il collasso dei ghiacciai dell’Antartide orientale e un aumento della vegetazione nel Sahel. Con un riscaldamento oltre i quattro gradi ci potrebbero essere ulteriori conseguenze: lo spostamento a nord della foresta boreale, il collasso totale del permafrost, la scomparsa dei bacini subglaciali dell’Antartide orientale, il collasso della banchisa artica e quello delle correnti dell’oceano Atlantico meridionale. I governi dovrebbero quindi attivarsi per ridurre al più presto le emissioni, anche perché il pianeta è avviato verso un riscaldamento di 2,6 gradi.

Questo articolo è uscito sul numero 1478 di Internazionale, a pagina 108. Compra questo numero | Abbonati