Il 10 ottobre 2021 gli iracheni erano andati a votare per scegliere un nuovo parlamento, in elezioni organizzate in anticipo per rispondere alla contestazione popolare della fine del 2019. Ma a un anno di distanza il paese è ancora senza governo e non è stato approvato il bilancio dello stato, mentre la paralisi politica, dovuta all’incapacità dei principali schieramenti politici di mettersi d’accordo, ostacola le riforme e i progetti infrastrutturali. Per Al Mada “si profila lo spettro di una nuova rivoluzione o, peggio ancora, di una guerra civile”. Al centro della crisi, spiega il quotidiano di Baghdad, ci sono da un lato il leader sciita Moqtada al Sadr, che chiede di tornare al voto, e dall’altro il Quadro di coordinamento, un’alleanza di fazioni sciite vicine all’Iran, che vuole che prima sia nominato un nuovo governo. Intanto nella capitale s’inaspriscono le misure di sicurezza, denuncia Al Mada. L’11 ottobre il presidente del parlamento, Mohamed al Halbousi, ha annunciato una seduta per eleggere il presidente il 13 ottobre. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1482 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati