Il 21 novembre a Kinshasa, la capitale della Repubblica Democratica del Congo (Rdc), il presidente keniano William Ruto ha precisato che la Comunità dell’Africa orientale (Eac) sta dispiegando nell’est dell’Rdc una forza regionale con il mandato di “imporre la pace alle milizie recalcitranti”. Questa missione si distingue quindi dalla Monusco, gestita delle Nazioni Unite, che si limita al mantenimento della pace. Il Kenya fornirà a questo contingente novecento soldati, parte dei quali sono già a Goma, il capoluogo del Nord Kivu. Altri sono arrivati dal Burundi, mentre l’Uganda ha fatto sapere che ne invierà mille. Il sito Actualité.cd riporta che, nonostante gli appelli a deporre le armi, i ribelli del Movimento 23 marzo (M23) hanno ripreso le ostilità il 20 novembre, occupando alcuni villaggi nel territorio di Rutshuru. Non c’è ancora un bilancio delle vittime causate dai combattimenti. Lo stesso giorno di dieci anni prima il gruppo armato aveva preso il controllo di Goma, mantenendolo per una decina di giorni. Il presidente ruandese Paul Kagame ha accettato di assistere i negoziatori dell’Eac, impegnandosi a “convincere” i ribelli dell’M23 a ritirarsi dai territori che hanno occupato. Secondo Foreign Policy, è un importante cambiamento di toni da parte di Kigali, che però continua a negare di sostenere i ribelli.

Questo articolo è uscito sul numero 1488 di Internazionale, a pagina 24. Compra questo numero | Abbonati