In una stanza dalle pareti grigie a Nimega, nei Paesi Bassi, è in corso una strana attività. Seduta su una sedia, con la testa coperta di sensori, una persona poggia i piedi nudi su una piattaforma con due buchi. Sotto c’è un robot che la solletica con una sonda metallica. Ben presto risuonano strilla, mugolii e risate di sofferenza. In questo laboratorio dell’università Radboud i volontari vengono solleticati senza pietà in nome della scienza.

“Possiamo controllare la forza, la velocità e il punto esatto della stimolazione”, spiega Konstantina Kilteni, direttrice del laboratorio, mentre i suoi colleghi registrano l’attività cerebrale e i parametri fisiologici dei partecipanti, come la frequenza cardiaca, la respirazione e la sudorazione. L’obiettivo è riuscire finalmente a rispondere alle domande che hanno assillato vari pensatori, da Socrate a Cartesio. Perché soffriamo il solletico? Cosa ci dice questo strano comportamento sul confine tra piacere e dolore? Ha una funzione reale? Le risposte potrebbero far luce sullo sviluppo neurologico dei neonati, su disturbi come la schizofrenia e sul modo in cui il cervello costruisce l’esperienza consapevole.

Angelo Monne

I ricercatori non hanno ancora pubblicato i risultati dello studio, ma Kilteni può anticiparci qualcosa. “Per provocare il solletico il tocco dev’essere deciso e molto veloce”, spiega. Inoltre l’elettroencefalografia ha rilevato diversi tipi di attività cerebrale durante la stimolazione. Per capire quali regioni elaborano quella sensazione le indagini verranno approfondite con la risonanza magnetica funzionale.

Gli scienziati del laboratorio hanno inoltre cominciato a esplorare una questione delicata: se alle persone piace essere solleticate. “C’è chi lo trova gradevole e chi no”, dice Kilteni. Non sempre i sorrisi o le risate sono un segno di piacere. Inoltre le sensazioni possono cambiare con il tempo. “Certi ci dicono che all’inizio è divertente, ma alla lunga diventa fastidioso e addirittura doloroso”, spiega.

Un vecchio mistero che Kilteni vorrebbe svelare è perché è impossibile farsi il solletico da soli. Questo suggerisce che la stimolazione dev’essere imprevedibile, e le ricerche recenti lo confermano. È stato dimostrato che il cervello di un individuo prevede le sensazioni prodotte dalle sue azioni e le sopprime, quindi il proprio tocco sembra meno intenso di quello altrui. Nel caso di alcuni disturbi psichiatrici, invece, non è così: alcuni studi hanno rivelato che chi soffre di allucinazioni uditive e ha l’impressione di essere controllato da una forza esterna prova solletico quando si tocca. “A quanto pare in queste persone il meccanismo grazie al quale il cervello prevede cosa sentiamo sulla base dei nostri movimenti sembra alterato”, dice Kilteni. “Vorremmo testarlo nei pazienti affetti da schizofrenia”.

Solo per gli amici

Forse la principale domanda a cui rispondere è perché esiste il solletico. Il fatto che lo provino solo gli esseri umani e i loro parenti più prossimi indica che potrebbe essere comparso in uno dei nostri antenati ominidi. Gli scimpanzé e i bonobo spesso si solleticano mentre giocano. Di recente Elisa Demuru e i suoi colleghi dell’università di Lione hanno seguito per tre mesi un gruppo di bonobo nel parco La Vallée des singes in Francia scoprendo una forte correlazione tra solletico ed età: gli esemplari più vecchi erano più inclini a solleticare, i più giovani a essere solleticati.

“È interessante perché succede anche tra gli esseri umani, e significa che è un comportamento rivolto soprattutto ai piccoli”, dice Demuru. “Abbiamo constatato che le relazioni sociali hanno un’enorme influenza, per cui le coppie più coinvolte nell’atto sono anche quelle che condividono un forte legame affettivo”.

Per Demuru è un segnale evidente che il solletico si è evoluto come comportamento prosociale con lo scopo di rafforzare il rapporto tra i più giovani e gli altri componenti del gruppo. Ed è strettamente associato al gioco della lotta, spiega: azioni che se provenissero da un estraneo sembrerebbero aggressive o sgradevoli possono risultare piacevoli se compiute da parenti stretti o amici. Demuru sta anche studiando i bonobo della riserva Lola ya bonobo nella Repubblica Democratica del Congo per capire come i neonati orfani reagiscono al solletico degli umani e testare l’importanza della familiarità. “È carino perché loro ridono”, racconta.

Anche il solletico indesiderato può suscitare risate, a prescindere dallo stato d’animo e dal rapporto con la persona che solletica. Secondo alcuni ricercatori è la prova che la sensibilità è un riflesso fisiologico, anche se questo non esclude che il solletico si sia sviluppato con una funzione sociale. Secondo una terza ipotesi potrebbe servire ai piccoli per imparare a difendersi in combattimento proteggendo le zone vulnerabili del corpo. “La realtà è che esistono argomentazioni contro tutte queste teorie”, dice Kilteni.

Concentrandosi solo sulla reazione degli ominidi al solletico si rischia però di trascurare un pezzo importante del puzzle. I roditori sembrano provare piacere a essere solleticati dagli umani anche se tra loro non si solleticano. Prima si pensava che non fossero sensibili al solletico, ma Marlies Oostland dell’università di Amsterdam ha scoperto che se sono tranquilli possono apprezzarlo. “Se li capovolgi e sono rilassati puoi solleticarli e sentire vocalizzazioni simili a risate”, dice.

Le vocalizzazioni sono troppo acute per l’orecchio umano, e siccome è possibile che non le sentano nemmeno i topi non si capisce perché le emettano. Neanche la ricerca di Oostland è stata ancora pubblicata, ma è evidente che ai roditori piace essere solleticati. “Se possono scegliere tra farsi solleticare da uno sperimentatore o rifugiarsi nella gabbia, preferiscono il solletico”, racconta.

Oostland ha la sua teoria sul perché gli animali, esseri umani compresi, rispondono così al solletico. Il nostro cervello fa continuamente previsioni sul mondo circostante e decide cosa può rappresentare una minaccia e cosa bisogna fare per sopravvivere. Il solletico è una stimolazione che sovverte le nostre previsioni, ma se ci sentiamo al sicuro la sorpresa può avere effetti positivi. “Dubito che questa ipotesi sia mai stata dimostrata, ma da quanto vedo il solletico aiuta gli animali, in particolare i più piccoli, a prepararsi a un ambiente in costante trasformazione”, spiega. Che ci piaccia o no, forse questo strano comportamento è una bizzarria evolutiva di cui dovremmo essere grati. ◆ sdf

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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 96. Compra questo numero | Abbonati