Lo scrittore spagnolo José Ovejero (Madrid, 1958) ha scritto un romanzo spezzato in mille frammenti e ambientato in un’epoca storica marchiata a fuoco dal tardo franchismo. In Mentre siamo morti la dittatura viene raccontata attraverso la quotidianità di famiglie della classe operaia che seguiamo nella loro aspirazione all’ascesa sociale. Nei sedici racconti che compongono il libro Ovejero apre, con la precisione di un chirurgo, la mappa di emozioni personali e collettive e le disseziona con il bisturi silenzioso e infallibile di una sintassi sobria e aspra. L’ordito fittissimo di questi racconti è tale da dare al lettore l’impressione di trovarsi di fronte a un testo unico, dominato da un’indiscutibile omogeneità di tono, e non a una raccolta di racconti assemblati casualmente in un libro. La poetica che Ovejero dispiega con intelligenza è quella di uno scrittore che avanza silenziosamente per affrontare la realtà di petto, perché scrivere “è ricordare proprio ciò che vorremmo dimenticare a ogni costo. Scrivere è travestire le cose per poterne vedere il vero volto”.
Ricardo Baixeras, El Periódico
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Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati