Paul Murray (Matt Crossick, Empics/Alamy)

Skippy muore è il secondo romanzo dell’autore del Giorno dell’ape ed è una satira esilarante della nuova Irlanda, raccontata attraverso gli occhi di un giovane sprovveduto con pretese aristocratiche. Skippy è Daniel “Skippy” Juster, soprannominato così per la sua sfortunata somiglianza con un noto canguro televisivo. Studia alla Seabrook, una costosa scuola cattolica di Dublino, e si trova in quell’età infelice in cui “all’improvviso tutti erano alti e dinoccolati e parlavano di sbronze e di sperma”. Il migliore amico di Skippy è il corpulento genio dei computer Ruprecht, e il romanzo si apre con i due impegnati in una gara a chi mangia più ciambelle da Ed’s, ritrovo abituale degli studenti della Seabrook. Con incredulo orrore di Ruprecht, Skippy cade dalla sedia. Non sta soffocando, ma Ruprecht può solo guardare mentre Skippy usa la marmellata delle ciambelle per scrivergli: “Dì a Lori…” sul pavimento, prima di morire. La storia poi torna indietro e si allarga, raccontando non solo che cosa intendesse dire Skippy e chi fosse Lori, ma anche aggiungendo Howard il Codardo, un insegnante di storia rientrato con vergogna da una carriera mai davvero decollata nella City. Trascorrendo gran parte del tempo a cercare inutilmente di evitare le attenzioni fastidiose del preside ad interim, che parla per slogan manageriali, Howard vive con la fidanzata statunitense, Halley, che si è innamorata di lui per il suo aspetto “irlandese”. Howard però perde la testa per la bellissima supplente miss McIntyre e i due finiscono a letto ma con risultati disastrosi, soprattutto per il ballo di Halloween che dovrebbero sorvegliare proprio in quel momento. È a questo ballo che Skippy trova finalmente il coraggio di parlare con Lori, una bellezza irraggiungibile della scuola femminile St. Brigid’s, dall’altra parte della strada. Lori, però, è preda di una pericolosa infatuazione per Carl, uno spacciatore che non è tanto un bullo scolastico quanto un criminale psicotico in fase di addestramento. E questa, come si dice, è solo la punta dell’iceberg. Infatti c’è molto di più in queste pagine e Murray è straordinario in quasi tutto. È brillante soprattutto nel descrivere la combinazione di credulità e cinismo che definisce l’essere quattordicenni. Patrick Ness, The Guardian

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Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati