Atusparia è un collegio comunista peruviano che prende il nome da un leader contadino indigeno assassinato nel 1885. Più tardi, Atusparia diventerà anche il soprannome della protagonista del romanzo della peruviana Gabriela Wiener, che dopo aver studiato in quella scuola diventa una politica di sinistra messa sotto processo e incarcerata in un complesso di massima sicurezza perso nella foresta amazzonica. Si suppone che il collegio raccontato da Gabriela Wiener, simile a quello che lei stessa ha frequentato, sia stato fondato da peruviani che avevano studiato in università sovietiche. Siamo prima della caduta del muro di Berlino, l’America Latina si ribella all’imperialismo yankee e quella scuola è una sorta di bolla in cui l’illusione del comunismo sembra ancora possibile. Lì i bambini imparano il russo, gli scacchi (che saranno una metafora ricorrente nel libro), ma anche le danze folcloriche peruviane, perché la linea pedagogica è il risultato di scontri tra un comunismo internazionalista e un indigenismo crescente nel paese. Anche il romanzo è costellato di contraddizioni e opposizioni che risulteranno familiari a chiunque abbia partecipato a un’assemblea. Atusparia rischia molto ma funziona perché in Wiener c’è sempre una tensione morale che le permette di catturare l’atmosfera senza sottomettersi a essa. L’autrice interpreta il blocco della sinistra o la storia politica del suo paese come chi riscrive una relazione amorosa a partire dal risentimento. Carlota Rubio, El País
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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati