Alla numerosa squadra degli antieroi truffatori del cinema statunitense – dal Frank Abagnale Jr. di Prova a prendermi all’Howard Ratner di Diamanti grezzi, passando per Barry Lyndon – si unisce un nuovo stupefacente campione. Ma con la sua sfacciataggine nervosa e una sicurezza nei suoi mezzi quasi patologica, Marty Mauser, interpretato da Timothée Chalamet, ha qualcosa che manca a quasi tutti gli altri: un vero talento. Nel film di Josh Safdie, a metà tra un film sportivo e un poliziesco, Marty è un giocatore di ping pong, povero ma dotato che arriva a un passo dal conquistare tutto. Secondo le regole del suo mondo spietato, è un perdente che vive a un passo dalla gloria. Una piccola spinta potrebbe cambiargli la vita o costargli la pelle. Safdie trasforma questa storia (in teoria vera, perché ispirata dal campione di ping pong degli anni quaranta Marty Reisman) in un’avventura folle e adrenalinica. E in Chalamet ha trovato un complice perfetto. Marty Supreme è un capolavoro, un viaggio mozzafiato ma perfettamente controllato, pieno di personaggi vividi, curve a gomito e momenti in cui tutto è accaduto davvero. Una favola modernista su grandi ambizioni che si scontrano con la squallida realtà della strada e gli imperativi ancor più squallidi del capitalismo.
Phil de Semlyen, Time Out

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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati