Un uomo ha novanta minuti di tempo per dimostrare la sua innocenza durante un processo per omicidio, accelerato grazie all’intelligenza artificiale. La premessa di Mercy, il raffinato thriller fantascientifico di Timur Bekmambetov, cattura immediatamente e una realizzazione solida mantiene vivo l’interesse. Poi però un’implosione nel finale rimette in discussione addirittura la scelta di vedere il film. Raven (Pratt) è un detective che ha contribuito a mettere a punto la tecnologia del titolo: un sistema giudiziario che impiega meno di due ore a giudicare, condannare ed eseguire la condanna. Quando Raven si sveglia con i postumi di una sbornia davanti al giudice digitale Maddox (Ferguson), dovrà dimostrare che non è stato lui a uccidere la moglie. Bekmambetov fa un ottimo lavoro nell’aumentare la tensione mentre Raven si affanna non solo per salvarsi la vita, ma anche per risolvere l’omicidio della moglie. Sarebbe bastato un finale vagamente sensato per avere un fantastico b movie. Ma l’assurdità del finale della sceneggiatura di Marco van Belle manda l’intero film fuori dai binari.
Jason Pirodsky, The Prague Reporter

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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati