A differenza dei suoi imponenti poemi sinfonici, la maggior parte della musica per pianoforte del musicista ceco Josef Suk è di dimensioni contenute e spesso di carattere elegiaco. Però è sempre scritta benissimo e in modo idiomatico per la tastiera, e possiamo solo chiederci come mai quasi tutti i pianisti ignorino una musica così sostanziosa, fantasiosa e comunicativa. In particolare Legend, che apre il ciclo dei Moods op. 10, ha tutto ciò che un virtuoso d’inclinazione romantica potrebbe desiderare: melodie slanciate, tessiture lussureggianti, una polifonia ben dosata e un grande climax finale: una specie d’incrocio tra Rachmaninov e Janáček. Le modulazioni irrequiete del Capriccio e il suo umoristico materiale tematico coinvolgono la mente e solleticano l’orecchio. Il lirismo splendido di Dumka e le sue evocazioni del linguaggio parlato danno vita a un piccolo capolavoro. I dieci brani del ciclo pianistico Cose vissute e sognate, che dura 35 minuti, mostrano il compositore in uno stato di particolare ispirazione. Il pianista Karl-Andreas Kolly non solo suona magnificamente dal punto di vista tecnico, ma dimostra anche di saper usare il colore timbrico per mettere in risalto l’atmosfera appropriata di ciascun brano. Raccomandato con entusiasmo.
Jed Distler, ClassicsToday
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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati