Il primo ministro Narendra Modi, Singur, India, 18 gennaio 2026  (Samir Jana, Hindustan Times/Getty)

La Banca mondiale e il Fondo monetario internazionale continuano a lodare il pil in crescita dell’India, che definiscono un “motore economico inarrestabile” in un momento di fragilità globale, scrive Asia Times. Una narrazione amplificata dal governo di Narendra Modi. “Ma, andando oltre le vetrate dei grattacieli di Mumbai e i corridoi del potere di New Delhi, emerge un’India fatta di code infinite per le razioni alimentari, laureati che vendono sim card agli angoli delle strade e un’ansia profonda”, continua il sito. “Il tanto sbandierato boom non solo sta lasciando indietro le persone, ma è un’illusione statistica che nasconde un profondo marciume strutturale”. Tre indicatori cruciali raccontano la realtà: una base imponibile (la percentuale della popolazione che paga imposte significative) molto ristretta, un mercato dei capitali riservato a pochi e un esodo dei ricchi. Ne emerge un’economia con livelli pericolosi di disuguaglianza e impreparata ad affrontare le sfide del protezionismo statunitense e del cambiamento tecnologico.

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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati