Nel centro di vaccinazione davanti alla stazione Termini di Roma ultimamente c’è un flusso costante di persone che devono ricevere la prima dose di vaccino contro il covid-19. L’umore non è dei migliori. “Se non fossi costretta, non lo farei”, ha detto Rosanna Barbuto, 59 anni, dipendente di un supermercato. “Lo faccio perché ho bisogno di lavorare”, ha dichiarato Catalin, 41 anni, che lavora in fabbrica.

Sono tra gli indecisi che hanno ceduto al vaccino dopo che il governo, il 15 ottobre, ha reso obbligatorio il _ green pass _per accedere nei luoghi di lavoro. Sono le disposizioni più severe in Europa e prevedono che tutti i lavoratori debbano presentare il certificato per dimostrare di essere vaccinati, immuni o di aver fatto nelle 48 ore precedenti un tampone con esito negativo. Per alcuni le cautele adottate dall’Italia spiegano perché il tasso di contagi nel paese sia al momento piuttosto basso. Barbuto dice di non essere contraria alle vaccinazioni e di aver fatto ogni anno il vaccino antinfluenzale. “Non volevo vaccinarmi contro il covid-19 perché non sapevo quanto fosse sicuro. Avevo paura. Le persone parlavano degli effetti collaterali e poi c’erano le proteste. Ma devo lavorare e ho bisogno del green pass. Non voglio continuare a spendere soldi per i tamponi”.

La fila per i tamponi si allunga

Elia lavora in un centro commerciale e anche lui si è sentito obbligato a vaccinarsi per mantenere il posto. Chi entra in un luogo di lavoro senza avere il green pass rischia di essere sospeso senza lo stipendio oppure una multa che può arrivare a 1.500 euro. Anche i datori di lavoro possono essere sanzionati per non aver verificato la documentazione del personale. “Ero diffidente perché io e mia moglie vorremmo avere un bambino e quindi ci stavamo prendendo del tempo, ma quando hanno introdotto l’obbligo del green pass abbiamo deciso di farlo”, ha detto Elia. “Non siamo contrari alle vaccinazioni, ma non condividiamo il metodo usato dal governo: imporre un certificato per lavorare. Avrebbe dovuto essere più diretto e rendere il vaccino obbligatorio per tutti, sarebbe stato meglio”. Il governo vuole arrivare all’immunizzazione del 90 per cento della popolazione entro la fine di ottobre ed evitare un nuovo lockdown.

Il 20 ottobre l’81 per cento delle persone con più di 12 anni aveva ricevuto due dosi di vaccino. Quel giorno i contagi sono stati 3.702, in calo rispetto ai 7.224 del 20 agosto e ai 12.074 del 20 aprile, una settimana prima che il paese cominciasse l’allentamento del lockdown e l’accelerazione della campagna vaccinale. I morti giornalieri, che a metà aprile erano in media 440, il 20 ottobre erano 33. Nonostante il green pass abbia scatenato proteste anche violente, la maggior parte degli italiani lo sta accettando senza problemi. In un sondaggio della Swg per La7, pubblicato il 15 ottobre, il 65 per cento degli intervistati trovava adeguata la misura. “Siamo in un posto privilegiato, la situazione finalmente è gestita bene dal governo”, ha detto Gianfranco Cappelluzzo, mentre aspettava che la madre ricevesse la terza dose nel centro di vaccinazione a Termini. “Sostengo il green pass e trovo insensato essere contrari, abbiamo la prova che è la cosa giusta da fare. Per fortuna solo una minoranza resiste a questa logica”.

Quando il green pass è diventato obbligatorio nei luoghi di lavoro, le prenotazioni per la prima dose sono aumentate. Negli ultimi giorni, però, sono calate di nuovo, mentre crescono le prenotazioni per la terza dose. Il governo non vuole rendere gratuiti i tamponi per il covid-19, proprio per spronare le persone a vaccinarsi. Giuseppe Longo, titolare di una farmacia nel quartiere Esquilino di Roma, da circa un anno effettua i tamponi al prezzo di 22 euro. Dal 15 ottobre la fila per farli si è allungata.

“Abbiamo cercato di convincere i clienti a fare il vaccino, specialmente quelli che vengono a fare il tampone per continuare a lavorare”, ha detto. “Non sempre ci riusciamo perché molti sono arrabbiati e non c’è modo di dialogare. Ma alcuni si stanno rendendo conto che dover fare il test ogni due giorni è faticoso e costoso, così iniziano a considerare l’idea di vaccinarsi”. ◆ nv

Questo articolo è uscito sul numero 1433 di Internazionale, a pagina 38. Compra questo numero | Abbonati