Il 16 gennaio 2025, quando il becchino Miguel Ángel López è stato ucciso insieme alla sua famiglia nella cittadina di Tibú, il conflitto nella regione colombiana del Catatumbo si è riacceso. I proiettili non solo hanno messo fine alla vita di López, della moglie Zulay Durán e del figlio di pochi mesi, ma hanno anche rotto il fragile patto tra il gruppo guerrigliero Esercito di liberazione nazionale (Eln) e il Frente 33 del gruppo dissidente delle Farc Estado mayor de los bloques y frente, provocando la crisi umanitaria più grave in Colombia negli ultimi vent’anni.
Per settimane nelle strade del dipartimento di Norte de Santander, dove si trova il Catatumbo, ci sono stati movimenti furtivi di vari gruppi armati, in particolare dell’Eln, che hanno cominciato ad assumere un assetto di guerra. Quello è stato l’inizio di una serie di combattimenti che a un anno di distanza continuano a sconvolgere le comunità locali.
La regione del Catatumbo si è trasformata nell’epicentro di un dramma a cui le istituzioni non hanno saputo rispondere in modo adeguato e che ha cambiato la vita quotidiana di migliaia di persone.
Secondo i dati ufficiali del registro unico delle vittime, citati nel rapporto presentato il 16 gennaio dalla Defensoría del pueblo, la guerra nel Catatumbo ha provocato 105.203 vittime, tra cui 101.587 sfollati. Quasi ottomila persone hanno ricevuto minacce di morte direttamente dai capi dei gruppi armati, mentre 3.772 non possono a uscire di casa nemmeno per comprare da mangiare.
Dall’inizio degli scontri intere famiglie hanno abbandonato le loro case. Sono scappate in lunghi convogli improvvisati di motociclette, autobus e furgoni. Alcuni di quelli che non sono riusciti a partire si sono rifugiati sugli alberi in attesa del peggio. Chi ha potuto, ha proseguito il viaggio lungo la strada che porta a Cúcuta, il capoluogo del dipartimento, che si è riempita di truppe dell’Eln alla ricerca dei guerriglieri del Frente 33 e di chiunque fosse indicato come loro alleato. Le prime vittime sono stati i firmatari dell’accordo di pace del 2016 tra l’organizzazione guerrigliera delle Farc e il governo di Bogotá.
I giovani sono stati un altro bersaglio: subito si è sparsa la voce che entrambi i gruppi armati cercavano ragazzi della regione per reclutarli.
Famiglie separate
Davanti alla portata della crisi, il governo di Gustavo Petro ha decretato quasi subito lo stato di emergenza interna. Secondo i dati ufficiali, a luglio scorso erano stati aggiunti 2.768 miliardi di pesos (circa 650mila euro) al bilancio nazionale per far fronte all’emergenza nel Catatumbo e nei dintorni. I leader delle comunità hanno dichiarato a questo giornale che molte promesse non sono state mantenute e che lo stato li ha abbandonati. Junior Maldonado, dirigente dell’associazione dei contadini del Catatumbo, sostiene che la risposta sia stata solo militare. “L’intervento dell’esercito non sarà la soluzione”, dice.
Secondo la Defensoría del pueblo, quello che sta succedendo nel Catatumbo è una guerra fratricida. Si tratta di “un conflitto tra persone che in passato condividevano il territorio da vicini, familiari o amici, e oggi devono affrontarsi a causa della logica della guerra”. La disputa tra l’Eln e il Frente 33 ha anche diviso comunità che per anni avevano vissuto in pace. Il controllo del territorio – elemento chiave per le economie illegali, a cominciare dal traffico di cocaina, e per i corridoi che portano alla frontiera con il Venezuela – ha trasformato vecchi vincoli sociali in motivi di sospetto.
In questa logica si combatte non solo contro il nemico, ma anche contro i civili intrappolati nel mezzo, presi di mira per le loro amicizie, per la loro storia familiare o perché vivono in un luogo conteso. Nell’ultimo anno varie ong, tra cui Vivamos humanos, hanno documentato l’aumento dell’uso di droni, ordigni esplosivi improvvisati e mine antipersona, tutte pratiche proibite dal diritto internazionale umanitario.
Inoltre la violenza ha colpito pesantemente le donne e i bambini. Il rapporto documenta le violenze sessuali attraverso la modalità del “pagamento con il corpo”: strutture illegali schiavizzano le donne con debiti imposti e promesse false di lavoro. A questo si aggiunge il reclutamento forzato di bambini e bambine.
Per non parlare della difficoltà a trovare da mangiare. Il ministro della sicurezza del Norte de Santander, George Quintero, sottolinea che quello nel Catatumbo è l’unico conflitto in corso in Colombia senza un corridoio umanitario attivo. Quindi è molto difficile garantire l’assistenza medica e portare gli aiuti nelle zone isolate e raggiungibili solo a piedi.
Una zona strategica
La modifica della situazione politica in Venezuela e quindi alla frontiera con la Colombia ha avuto ripercussioni dirette sulla crisi del Catatumbo. La recente operazione militare statunitense che il 3 gennaio ha portato alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro ha fatto scattare l’allarme sulla forza dell’Eln e sulle dinamiche di violenza nella regione.
Elizabeth Dickinson, responsabile dell’ong International crisis group per la Colombia, spiega che il contesto non è cambiato: “Il Catatumbo ha una ricchezza enorme, e questa è stata una risorsa ma anche una maledizione”. La terra fertile, i passaggi verso il Venezuela e l’economia illegale rendono la regione un’area che nessun gruppo armato è disposto a perdere. Un anno dopo l’uccisione di Miguel Ángel López e della sua famiglia, nel Catatumbo si continuano a contare i morti. Alcuni abitanti hanno perso la speranza: sono convinti che il conflitto non finirà mai e che stia solo aspettando il momento di ripresentarsi con più forza.◆as
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Questo articolo è uscito sul numero 1649 di Internazionale, a pagina 30. Compra questo numero | Abbonati