◆ I bambini devono essere guardati. Anche quelli degli altri, che incontriamo per strada, a scuola, o che ci abitano accanto. I bambini sono soggetti di diritti, non una proprietà dei genitori. È enorme la differenza che corre tra legame e possesso. E avere figli non è un esercizio di arbitrio ma di responsabilità. Se questa manca totalmente nel nucleo familiare, come nel caso estremo di Bordighera, dovrebbe essere l’attenzione, la vigilanza di una solida rete sociale a garantire i minori: i parenti, il vicinato, la scuola. Una bambina che perde la vita, Beatrice, e le sue due sorelle per sempre segnate dai maltrattamenti visti e subiti testimoniano anche il fallimento di un’intera comunità, istituzioni comprese. Quanti sguardi distolti hanno portato a un esito così tragico, quanti colpevoli silenzi? Noi siamo una società in cui forse persiste nel profondo l’idea che la vita all’interno delle mura domestiche sia un affare privato, che non ammette ingerenze da fuori. In particolare si ritiene intoccabile la relazione tra genitori e figli. E allora può capitare che i bambini vengano lasciati soli proprio dentro il male. Non è detto che la famiglia sia il posto migliore in cui crescere, a volte l’unica salvezza possibile per i minori sta nel disporne l’allontanamento, in un tentativo di ricostruire altrove e con figure diverse le basi della fiducia. E la fiducia è necessaria per vivere.
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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 14. Compra questo numero | Abbonati





