Come dice il sottotitolo, è un ritratto di Rocky Marciano, leggenda della boxe. Narrata in modo trascinante per frammenti temporali sparsi, in un arco temporale che va dagli anni venti agli anni sessanta, è una storia umana e proletaria, rivendicata come tale dagli autori, e forse anche per questo pienamente appoggiata dalla famiglia. Personalità che resterà sempre molto legata all’ambiente sociale italo-americano, Marciano sembra l’antitesi dell’uomo destrutturato del postmodernismo. Al contempo questa dimensione un po’ tradizionalista è paradossalmente fusa con un’impostazione pop fortemente sperimentale e una narrazione quasi paradigmatica del postmoderno, dilatando e densificando al massimo i vari frammenti (tra cui quello infinito della preparazione di un dolce per un compleanno che non arriverà mai). Postmoderno ancora evidenziato dall’influenza di Howard Chaykin (American Flagg!, Black Kiss), maestro nella rivisitazione dei codici del fumetto di genere. Ma qui riesce l’exploit d’infondere non poca atmosfera e calore all’apparente freddezza postmoderna. E Tanino Liberatore allarga ulteriormente il suo spettro di rappresentazione antropologica: tra il post-umano dell’androide coatto Ranxerox e il pre-umano di Lucy, la prima donna ominide, ecco la sua versione dell’ultima star proletaria.
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Questo articolo è uscito sul numero 1648 di Internazionale, a pagina 78. Compra questo numero | Abbonati