A gennaio è scoppiata una nuova polemica sul dollaro statunitense. Questa volta però lo scontro non riguarda la Federal reserve (Fed, la banca centrale degli Stati Uniti) o la svalutazione della moneta. Si tratta invece di una questione simbolica. Alla fine del 2025 il dipartimento del tesoro ha annunciato il possibile lancio di una moneta da un dollaro per celebrare il 250° anniversario degli Stati Uniti, con l’effigie del presidente Donald Trump. La proposta ha fatto indignare alcuni senatori democratici: in una lettera durissima hanno scritto che “mettere il busto di un presidente in carica su una moneta va contro tutto ciò che siamo come nazione”. Negli Stati Uniti esiste infatti una consolidata convenzione politica contraria alla possibilità che un leader in carica finisca su una moneta. Trump comunque ha riempito l’organismo incaricato di esaminare i progetti per le monete – la Commission of fine arts – di suoi fedelissimi dopo aver licenziato chi ne faceva parte in precedenza. Intanto l’idea risalente all’amministrazione del democratico Joe Biden, quella di mettere sulle banconote da venti dollari Harriet Tubman, l’attivista nera per i diritti civili (una decisione molto popolare), rimane in sospeso. Nel caso del dollaro il simbolismo è chiaro, e non è bello.
Un’anomalia culturale
Mentre il narcisismo di Trump travalica nel campo delle valute, emergono altre dispute sul simbolismo monetario, in particolare alla Banca centrale europea (Bce). Questa seconda vicenda è altrettanto rivelatrice, anche perché molto diversa dal clamore suscitato dall’idea del presidente statunitense di “personalizzare” il dollaro. Il problema a Francoforte sul Meno, dove ha sede la Bce, è che l’euro è un’anomalia culturale se considerato dal punto di vista storico, perché non solo ha una struttura di governo federata, ma alle sue banconote e alla maggior parte delle monete manca una riconoscibilità europea. Mentre sui dollari ci sono i “padri fondatori” degli Stati Uniti, sulle banconote in euro si vedono finestre e porte immaginarie. Questo è successo perché, al momento del lancio dell’euro, i funzionari della Bce temevano che eroi nazionali o monumenti reali potessero risultare troppo divisivi.
Sono state così scartate raffigurazioni di edifici come Notre-Dame o il Colosseo, di personaggi storici come Carlo Magno o perfino dei fondatori dell’Unione europea. Al loro posto sono state adottate finestre e ponti finti, per “simboleggiare lo spirito europeo di apertura e cooperazione”, ha spiegato la Bce.
Tutto molto lodevole. Alcuni simboli nazionali, tra l’altro, sono poi stati ammessi su un lato delle monete. Tuttavia, come sa qualsiasi antropologo, è difficile creare coesione sociale senza un mito di fondazione e un “volto” eroico. Gli esseri umani sono programmati per preferire persone e storie a ideali astratti. La mancanza di volti paneuropei può quindi essere vista come simbolo involontario del tallone d’Achille dell’area: un fragile senso di cittadinanza condivisa.
Questo rende difficile per l’Unione europea creare una struttura di governo efficace o proporsi come soggetto forte sulla scena mondiale, soprattutto nei confronti degli Stati Uniti di oggi, che sposano la guerra e un culto della personalità di stampo populista. Promuovere la pace attraverso la collaborazione di esperti, funzionari e burocrati non è un messaggio populista. È inoltre difficile rivitalizzare l’Europa con quella che si potrebbe definire una strategia “Draghi e droni”, cioè l’attuazione delle riforme economiche delineate dall’ex presidente della Bce Mario Draghi insieme all’aumento della spesa militare, data una cultura dominata dalla prudente consultazione. O, per citare le parole sprezzanti del segretario del tesoro degli Stati Uniti Scott Bessent, “il temuto gruppo di lavoro europeo”.
◆ Il concorso per la revisione grafica dell’euro lanciato nel 2021 dalla Banca centrale europea (Bce) dovrebbe concludersi a giugno con la presentazione delle proposte selezionate. Successivamente la Bce condurrà un’indagine pubblica per conoscere il punto di vista dei cittadini e solo successivamente annuncerà la proposta progettuale definitiva, attesa entro la fine del 2026, e deciderà quando cominciare a produrre ed emettere le nuove banconote. La data di entrata in circolazione non è stata ancora stabilita. Ci vorranno quindi ancora diversi anni prima che arrivino nelle tasche delle persone.
Può cambiare qualcosa? Christine Lagarde, la presidente della Bce, ci sta provando (in modo encomiabile), almeno con le banconote. Nel 2021 la banca centrale ha deciso di ridisegnare la valuta, affidandosi a un altro comitato (il Motif advisory group). Dopo aver consultato 365mila europei, ha individuato due temi. Il primo è la “cultura”, perché gli europei “condividono creatività, conoscenze e competenze da secoli”: così figure come Marie Curie e Leonardo da Vinci finiranno sulle banconote, insieme agli edifici “reali” delle banche centrali. “Dobbiamo dare alle banconote un volto che non sia un monumento finto”, ha detto Lagarde. Il secondo tema è “fiumi e uccelli”, per evocare un’unità senza confini e l’amore per la natura. Un uso molto diverso da quello che ne fanno gli Stati Uniti: a gennaio a Davos un’aquila arrabbiata dominava la sede della delegazione statunitense, emanando un’idea di potere.
Il ripensamento grafico dell’euro è un progresso. Il processo “inclusivo” è stato però così lento che le nuove banconote non arriveranno prima della fine del mandato di Lagarde. “Non potrò firmarle perché ci è voluto troppo tempo. È uno dei miei rimpianti”, si rammarica.
E non c’è ancora un forte leader storico da raffigurare sulle banconote, né uno contemporaneo che possa bilanciare Trump. Forse questo è un pregio. Dopotutto, i culti populisti narcisisti sono pericolosi. La cruda realtà però è un’altra: dal momento che è così difficile per una federazione tenuta insieme da tecnici ed esperti affrontare un aggressore che basa tutto sulla personalità, al momento l’Unione europea somiglia agli scout che devono vedersela con la mafia. Pensateci la prossima volta che guardate una banconota in euro. A volte il denaro parla davvero, e manda messaggi scomodi. L’Europa ha un pericoloso vuoto simbolico nel cuore. ◆ gim
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Questo articolo è uscito sul numero 1652 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati