Nel suo spazio domenicale, Mezz’ora in più (Rai3), Lucia Annunziata aveva ospite la ministra Eugenia Roccella, si parlava di gestazione per altri, dello scontro titanico tra ragione e ideologia, quando la giornalista ha sbottato: “Prendetevi la responsabilità di farle queste leggi, cazzo”. Non so quanti spettatori abbiano tappato le orecchie ai figli e quanti si siano fatti il segno della croce, ma quell’uscita, che ricorda per urgenza e tenore il “salga a bordo, cazzo!” del capitano Gregorio De Falco, ha fatto traboccare la pazienza del governo e rilanciato l’offensiva contro un servizio pubblico “fazioso e volgare”. Eppure l’esclamazione, la cui efficacia, se ben dosata, non ha eguali, annovera precedenti illustri. Nel 1976, un anno dopo la riforma che allentò le maglie censorie della Rai (ricordiamoci che all’epoca per evitare equivoci i cronisti erano invitati a pronunciare Benfica con l’accento sulla prima sillaba), Cesare Zavattini provocò gli ascoltatori restituendo all’organo maschile il suo nome, nel 1991 Benigni ospite di Raffaella Carrà lo declinò in cento variazioni dialettali e Syusy Blady e Patrizio Roversi intitolarono una puntata di Turisti per caso “Cazzate a bordo”, ma lì c’era un doppio senso velista. Negli Stati Uniti, per arginare le denunce delle associazioni di genitori, si è deciso di mettere per iscritto i termini da liberare dal bip. E dick è stata la prima parola, insieme a “tette” e “culo”, a godere dell’amnistia. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1504 di Internazionale, a pagina 86. Compra questo numero | Abbonati