Alla fine il problema sembra fosse di un server in un data center in California. I tecnici di Facebook sono riusciti a entrare e hanno riavviato la macchina.

E subito dopo 3,5 miliardi di persone in tutto il mondo hanno potuto ricominciare a usare i servizi della società, che comprendono WhatsApp e Instagram, e che in America Latina e in paesi come l’India sono essenziali per molte attività economiche.

Ma non è sicuro che sia andata così, perché una delle caratteristiche di Facebook, come di altre grandi aziende tecnologiche, è la sostanziale segretezza che copre gli aspetti più delicati del loro funzionamento. Il che è paradossale per aziende che invece sanno tutto dei loro utenti.

L’incidente di lunedì 4 ottobre è arrivato al culmine di una serie di rivelazioni uscite sul Wall Street Journal e basate sulle testimonianze di Frances Haugen, un’ex dipendente di Facebook che ha fatto trapelare migliaia di documenti aziendali.

Washington, 5 ottobre 2021. Frances Haugen durante l’udienza in senato. (Stefani Reynolds, Bloomberg/Getty Images)

Dalle carte emerge per esempio che, per aumentare il coinvolgimento degli utenti, l’algoritmo di Facebook dà più spazio ai contenuti che alimentano la rabbia. O che i dirigenti della società sono consapevoli che Instagram contribuisce a peggiorare nelle ragazze i disturbi psicologici legati all’aspetto fisico. “Hanno capito che se cambiano l’algoritmo per renderlo più sicuro, la gente passerà meno tempo sul sito, cliccherà su meno annunci e loro faranno meno soldi”, ha detto Haugen.

Durante il blackout di lunedì, la deputata statunitense Alexandria Ocasio-Cortez ha ricordato che WhatsApp non è stata creata da Face­book: era una società indipendente e di successo. Poi Facebook si è spaventata e l’ha comprata. E con lo stesso comportamento monopolistico, ha comprato Instagram, un’altra azienda che rischiava di fargli concorrenza.

Ma non è troppo tardi per intervenire. Edward Snowden ha scritto su Twitter: “Il fatto che Facebook, WhatsApp e Instagram vadano giù insieme nello stesso momento è un esempio molto chiaro del perché dividere in tre parti questo monopolio potrebbe non essere una cattiva idea”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1430 di Internazionale, a pagina 7. Compra questo numero | Abbonati