Durante un comizio di Giorgia Meloni a Bagnoli, 23 settembre 2022. (Michele Amoruso)

Steve Scalise è un politico statunitense, deputato del partito repubblicano. Intervistato da Fox News ha spiegato che il successo di Giorgia Meloni è il segnale che gli italiani erano stanchi di un governo socialista di estrema sinistra. Ha detto proprio così: “Far-left socialist govern­ment”.

Non è chiaro se Scalise sia convinto di quello che dice o se sia semplicemente molto confuso. Ma le sue parole sono uno degli indizi di un fenomeno più generale: l’erosione dei confini tra estrema destra e destra moderata.

Ne ha parlato lo scorso fine settimana a Ferrara, al festival di Internazionale, lo storico britannico David Broder. Succede negli Stati Uniti, con l’alt-right e i suprematisti; in Brasile con Jair Bolsonaro; in Svezia con la vittoria dei Democratici svedesi, nati dalla fusione di gruppi neonazisti; in Francia con il Rassemblement national di Marine Le Pen; in Spagna, dove l’estrema destra di Vox fa accordi con i popolari.

Questi partiti, pur molto diversi tra loro per origine e in parte per obiettivi, hanno in comune l’aver beneficiato di una sorta di normalizzazione della loro presenza nel panorama politico dei rispettivi paesi.

Oggi non è più inconcepibile che partiti con una storia in cui il fascismo ha svolto, direttamente o di riflesso, un ruolo fondamentale si ritrovino al governo di paesi solidamente democratici.

È una normalizzazione avvenuta anche grazie a come sono stati raccontati sulla gran parte dei mezzi d’informazione. L’erosione dei confini di cui parla Broder, per esempio, è avvenuta innanzitutto attraverso le parole, quando Fratelli d’Italia ha cominciato a essere definito di centrodestra anziché, come è e andrebbe chiamato, di estrema destra.

Infine è una normalizzazione che forse deve qualcosa anche all’appannamento dell’identità antifascista. “Quello a cui stiamo assistendo è un processo storico”, dice ancora Broder, “ma pure il risultato di tante crisi che si sono sovrapposte e del venir meno di una forte identità antifascista, che non sembra più in grado di arginare la destra”. ◆

Questo articolo è uscito sul numero 1481 di Internazionale, a pagina 5. Compra questo numero | Abbonati