“Lloyd”, mi dice. “Si chiama Lloyd”. Il pupazzetto di plastica verde è schizzato in cima alla lista dei regali di Natale di mio figlio Sam. Chiunque conosca dei bambini capirà. Mentre loro desiderano la testa di Barbie da pettinare e truccare, che promette una gioia immediata ma fugace, noi vogliamo comprare il kit per attività nel bosco che nutrirà l’anima e il corpo. Se vi trovate davanti a dilemmi simili non disperate. Grazie agli studi sui benefici cognitivi di certi giocattoli possiamo farci un’idea migliore dei loro meriti relativi. Ho quindi deciso di fare appello alla ricerca per trovare il giocattolo perfetto, o almeno per avvicinarmici il più possibile. I giocattoli non sono un’invenzione moderna ma fanno parte della vita dell’umanità da millenni. L’analisi di reperti risalenti a un periodo compreso tra i 60mila e gli 80mila anni fa suggerisce che i bambini dell’epoca armeggiavano con versioni spuntate degli strumenti dei grandi. Quei giochi antichi potrebbero essere stati cruciali per lo sviluppo di capacità cognitive come valutare ipotesi alternative.

Secondo Jacqueline Harding, che si occupa di sviluppo infantile alla Middlesex university a Londra, anche i giocattoli di oggi possono essere validi dal punto di vista cognitivo. “I giochi possono avere un effetto profondo e duraturo sul cervello”, dice, e alcuni sono più adatti di altri.

Angelo Monne

Susan Levine e i colleghi dell’università di Chicago, Illinois, hanno scoperto che i bambini tra i due e i quattro anni che giocano con i puzzle e le costruzioni hanno migliori capacità di orientamento spaziale, che aiutano a capire la scienza e la matematica, e sono risultate correlate al successo accademico in queste discipline.

“Quando cerchiamo il gioco perfetto dobbiamo chiederci: perfetto per cosa?”, dice Salim Hashmi del King’s College London. “Le bambole favoriscono le competenze relazionali, le costruzioni la capacità di orientamento spaziale, i palloni l’esercizio fisico”.

Un’attenzione particolare è stata riservata ai giocattoli che favoriscono lo sviluppo delle funzioni esecutive, che ci permettono di pianificare, concentrarci ed eseguire più mansioni. Queste funzioni sono associate al successo negli studi, contribuiscono a regolare le reazioni emotive e sono vitali per migliorare la probabilità di raggiungere gli obiettivi. Inoltre si sviluppano rapidamente tra i due e i sette anni. Diversi studi suggeriscono che è possibile potenziarle coinvolgendo ogni giorno i bambini in un gioco di fantasia per dieci minuti, quindi bene le bambole, i trenini, la valigetta del dottore e qualunque cosa stimoli l’immaginazione.

Quali sono, invece, i giocattoli da evitare? “Quelli troppo rigidi finiscono in fondo a un cassetto perché non consentono di giocare in modo personalizzato e limitano il pensiero creativo”, spiega Harding. In ambito accademico sono chiamati convergenti, perché hanno un’unica soluzione o un numero limitato di impieghi, mentre con i giocattoli divergenti o aperti, come i mattoncini e le costruzioni magnetiche, si può giocare in tanti modi. Secondo vari studi i bambini che usano giocattoli divergenti affinano la capacità di risolvere i problemi meglio degli altri.

Meno è meglio

Ma il giocattolo migliore potrebbe non essere affatto un giocattolo. C’è sempre più entusiasmo per i giochi improvvisati, dice Hashmi, realizzati con materiale di recupero il cui scopo principale non è il gioco ma che, con un po’ di fantasia, si può adoperare in vari modi: una scatola di cartone, un barattolo di conchiglie o una confezione di graffette. Questo tipo di giochi ha diversi vantaggi per lo sviluppo, soprattutto dei bambini più grandi, perché favorisce l’autostima, incoraggia le interazioni sociali e alimenta il dialogo interiore. “È un messaggio importantissimo”, dice Hashmi. “Non solo per chi non può permettersi di comprare l’ultima novità, ma anche per la sostenibilità”.

A questo proposito spesso l’abbondanza non paga: tra i bambini che hanno ricevuto dai quattro ai sedici giocattoli, quelli con una scelta minore hanno adoperato ogni giocattolo più a lungo e ci hanno giocato in modo più creativo. Ma se dicessi ai miei figli che a Natale riceveranno meno regali, e che tra quelli potrebbero esserci delle graffette, non la prenderebbero bene. È importante sapere quali sono i giochi migliori per le loro capacità cognitive, ma i desideri dei bambini non sempre corrispondono a quello che gli fa bene.

Sam adora i dinosauri e i camion e io temo che sia troppo ossessionato dai “giochi da maschi”. La preferenza per i giocattoli con una connotazione di genere è influenzata in parte dalla genetica, dice Jac Davis dell’università di Cambridge, ma è soprattutto culturale. I bambini che vivono dove non c’è accesso alla tecnologia moderna non manifestano preferenze per i giochi azzurri o rosa. Ma questa preferenza non è negativa, spiega Davis, perché dimostra che i bambini sanno interpretare il mondo circostante e decidere la propria collocazione.

Che dire del fatto che Sam preferisce sempre di più i giochi digitali? Per un bambino di quattro anni completare un videogioco ha un valore cognitivo? Per scoprirlo Hashmi e i colleghi hanno analizzato l’attività cerebrale di bambini di età compresa tra i quattro e gli otto anni che giocavano con le bambole insieme a una persona adulta e da soli. Il team l’ha poi confrontata con quella di bambini che giocavano con un tablet. “Quando giocavano con le bambole da soli, le regioni cerebrali legate all’empatia, all’obiettività e alle funzioni esecutive si attivavano di più rispetto a quando giocavano al tablet da soli. E parlavano anche di più”, dice Hashmi, a indicare che se i bambini giocano da soli sono preferibili oggetti reali e non digitali.

Quando invece facevano un videogioco insieme a un adulto l’attività cerebrale era analoga a quella di quando giocavano con le bambole da soli. “La presenza dell’adulto era più importante del giocattolo”, spiega Hashmi. E lo confermano altri studi: quando i bimbi giocano con gli adulti stimolano la materia grigia, associata a un maggiore sviluppo cognitivo. Altre ricerche suggeriscono che i bambini imparano meglio in contesti di relazioni interattive, quando cioè a una loro azione corrisponde la reazione appropriata di una persona adulta.

“Forse il segreto della scelta del regalo perfetto non ha niente a che fare con il giocattolo ma con quello che ci piace di più”, conclude Hashmi. “È quello con cui giocherai anche tu”. ◆ sdf

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Questo articolo è uscito sul numero 1594 di Internazionale, a pagina 104. Compra questo numero | Abbonati