Un padre e una figlia, in macchina: lui la sta accompagnando dalla Calabria alla Toscana per cominciare l’università. Un po’ malinconici, cantano insieme Lucio Dalla. È il 1996 e il futuro sembra a portata di mano. Quella ragazza si chiama Rosella Postorino e oggi da adulta è diventata una delle più apprezzate scrittrici (ed editor) italiane. Il suo libro Le assaggiatrici è stato tradotto in più di trenta lingue ed è stato premiato in Italia e in Francia. Oggi l’autrice torna in libreria con un breve testo che ha la forma di lettera destinata ai giovanissimi. Una lettera sul futuro. Ma anche su quanto questo futuro ha bisogno del nostro passato, delle nostre incertezze e soprattutto del nostro sudore. Così Postorino tratteggia la sua sfida al destino. Non dice ai ragazzi “dovete farcela per forza” o i soliti “se vuoi puoi”. Dice qualcosa di più profondo. Sottolinea “quanto sia alto, in una società come la nostra, il prezzo da pagare per essere chi s’immagina di essere”. E poi cosa significa farcela? “Non significa la stessa cosa per chiunque”. Rosella Postorino racconta se stessa non per dire ai giovanissimi “vi do la ricetta e poi fate come me”. La lettera suggerisce invece l’esatto contrario. Coltivate i vostri dubbi, i vostri inciampi, i vostri sogni, “non abbiate troppa paura della paura”.
Igiaba Scego

Questo articolo è uscito sul numero 1460 di Internazionale, a pagina 94. Compra questo numero | Abbonati