È una regione poco nota anche in Italia. Ha una superficie che non raggiunge i diecimila chilometri quadrati, non è densamente popolata ed è tra le meno sviluppate del paese. Nonostante questo, la Basilicata ha 116 pozzi di gas, di cui una trentina attivi, e molti giacimenti di petrolio, distribuiti su 2.555 chilometri quadrati. Sono pozzi dati in concessione alle aziende per lo sfruttamento degli idrocarburi, e occupano il 25 per cento del territorio. Alcuni hanno definito la Basilicata il Texas d’Italia, un soprannome che parla da solo.

I giacimenti furono scoperti negli anni ottanta tra le province di Matera e Potenza e cominciarono a essere usati all’inizio degli anni novanta. C’è Tempa Rossa, da cui la compagnia petrolifera francese Total, l’inglese Shell e la giapponese Mitsui estraggono ogni giorno fino a 230mila metri cubi di gas di tipo commerciale, cinquantamila barili di petrolio e 240 tonnellate di gas di petrolio liquefatto (gpl). E c’è la val d’Agri, il più grande giacimento di gas onshore (vicino alla riva) d’Europa, con più di venti pozzi, gestito dalla Shell e dall’italiana Eni, che ne controlla il 61 per cento. Quest’ultimo giacimento può produrre fino a 104mila barili al giorno.

Quest’anno, in piena crisi energetica, la regione Basilicata ha inaspettatamente destinato ai cittadini il gas che Eni e Total le riservano come risarcimento per i danni ambientali, circa duecento milioni di metri cubi. Si stima che 110mila famiglie non pagheranno il consumo di gas, risparmiando in media 350 euro all’anno sulle bollette. Dovranno coprire solo i costi del servizio, come la manutenzione. I requisiti per accedere a questo aiuto sono: essere residenti in Basilicata e non usare altre fonti energetiche per il riscaldamento, come stufe a pellet o caminetti (l’agevolazione riguarda solo le prime case). Per incentivare la transizione verso le fonti rinnovabili le autorità regionali hanno stanziato altri sussidi.

L’annuncio di Vito Bardi, presidente della regione, ha riscosso un immediato successo tra la popolazione. Dal 28 ottobre centomila cittadini hanno fatto domanda, e una parte di loro ha già ricevuto lo sconto previsto in bolletta. Secondo le autorità regionali, la misura potrebbe essere estesa per i prossimi nove anni, nonostante la riluttanza di alcune associazioni preoccupate che questo porti a un aumento dei consumi proprio quando si sta cercando di ridurli.

La contrarietà di Legambiente

Secondo Nicola Valluzzi, sindaco di ­Castelmezzano, in provincia di Potenza, l’iniziativa è necessaria in un momento in cui i prezzi del gas sono saliti drasticamente e la povertà è in aumento nella sua regione. “Ma avremmo preferito che i benefici fossero maggiori per le famiglie più bisognose e che le aziende non fossero completamente tagliate fuori”, ha dichiarato, spiegando che molte attività commerciali della zona stanno chiudendo a causa della crisi energetica. L’iniziativa, inoltre, non piace alle organizzazioni ecologiste. Come ha sottolineato Legambiente, una delle principali associazioni italiane impegnate nella tutela dell’ambiente, ogni anno in Basilicata sono immessi direttamente nell’atmosfera tra i quattro e i 36 milioni di metri cubi di gas. La cosa paradossale è che la regione è al primo posto in Italia per produzione di idrocarburi, ma i suoi abitanti sono al terzultimo posto per consumo di gas fossili.

In passato la questione dell’inquinamento della Basilicata è arrivata in tribunale, con un processo per traffico illecito di rifiuti e uno per disastro ambientale. Come ricorda Legambiente, il processo per disastro ambientale era legato a un incidente del 2017, che ha causato lo sversamento di quattrocento tonnellate di petrolio e l’inquinamento di 26mila metri quadrati di sottosuolo. ◆fr

Questo articolo è uscito sul numero 1489 di Internazionale, a pagina 36. Compra questo numero | Abbonati