Bruciare la banca centrale “metterà fine all’inflazione”; la vendita di organi può essere “un mercato come un altro”; i politici “devono essere cacciati a calci nel culo”. Con proposte come queste, gridate a squarciagola dal palco, l’economista ultraliberista Javier Milei ha monopolizzato il dibattito pubblico in Argentina. Istrionico, trasandato ma allo stesso tempo attento alla sua immagine, il parlamentare di estrema destra si è imposto fin dalla prima volta che ha messo piede in uno studio televisivo, nel 2016. La sua rabbia attira una società frustrata e stufa della politica. Milei, che da ospite fisso dei talk show è diventato un candidato alle presidenziali, è stato il più votato alle primarie del 13 agosto(in Argentina tutti i partiti svolgono le primarie contemporaneamente e per gli elettori votare è obbligatorio). Ha ottenuto poco più del 30 per cento delle preferenze, superando il partito peronista al governo e una destra che pensava di potersi alleare con lui. Milei non ha voluto scendere a patti con nessuno. Il suo grido di battaglia è contro tutti: “La casta ha paura”.

Figlio di un autista di autobus diventato imprenditore dei trasporti e di una casalinga, Milei è nato a Buenos Aires e ha 52 anni. È cresciuto in una famiglia violenta. “Per me sono morti”, diceva a proposito dei suoi genitori nel 2018. All’epoca era da dieci anni che non parlava con Norberto e Alicia, che l’avevano cresciuto tra botte e abusi verbali. Maltrattato a casa e sostenuto solo dalla nonna e da Karina, la sorella minore, a scuola era famoso per i suoi scatti di rabbia. Secondo il suo biografo non autorizzato, il giornalista Juan Luis González, al liceo cattolico che frequentava lo chiamavano “El loco”, il pazzo, a causa degli sfoghi che decenni dopo l’hanno reso l’economista preferito della televisione e l’hanno portato in parlamento.

Milei ha studiato alla scuola Cardenal Copello di Villa Devoto, un quartiere residenziale della classe media di Buenos Aires, dove giocava a calcio come portiere nelle serie inferiori con la squadra del Chacarita Juniors; ha cantato in una cover band dei Rolling Stones e nessuno ricorda che abbia avuto fidanzate o amici.

Non è detto che vincerà le elezioni presidenziali il 22 ottobre, ma ha vendicato la solitudine della sua giovinezza. Il 7 agosto, alla chiusura della campagna elettorale, c’erano circa diecimila persone ad applaudirlo. Il candidato che inveisce contro la casta ha guidato l’arrivo dell’estrema destra al parlamento argentino nel novembre 2021. Nell’anno e mezzo passato alla camera non ha promosso alcuna legge e ha messo in palio lo stipendio tra i suoi sostenitori. I suoi fedeli applaudono entrambi i gesti: Milei non scalda i banchi della camera, mette a nudo la sua inefficienza e smaschera i politici e i loro guadagni . Mentre lo stadio mezzo pieno intonava il canto che è diventato il suo slogan, “Que se vayan todos” (Se ne devono andare tutti), lui ha ringraziato sei persone: “El Jefe” (il capo), come chiama sua sorella Karina, pilastro emotivo e coordinatrice della campagna; e poi Conan, Murray, Milton, Robert e Lucas, i cinque mastini inglesi che chiama i suoi “figli a quattro zampe”.

Mastini e telepatia

Economista con una laurea e un master presi in università private di Buenos Aires, di fronte all’impennata dell’inflazione nel suo paese Milei ha proposto di dollarizzare l’economia, cioè di far assumere al peso argentino il valore del dollaro, e di tagliare la spesa pubblica e le tasse. Inoltre ha promesso il pugno duro contro la criminalità. Ma niente ha attirato l’attenzione quanto la sua vita privata.

Il biografo González sostiene, per esempio, che Milei studia telepatia e ha un medium per comunicare con il più vecchio dei suoi mastini, morto nel 2017, al quale chiede consigli. “Quello che faccio dentro casa mia è un problema mio”, ha risposto in un’intervista. “E se lui è, come dicono, il mio consulente politico, la verità è che ha fatto le scarpe a tutti”.

È una sua risposta tipica. Nel giugno 2022, durante un dibattito radiofonico, aveva parlato della vendita di organi come di “un mercato come un altro”. “Chi ha deciso di vendertene uno ha forse inciso negativamente sulla vita, la proprietà o la libertà degli altri? Chi sei tu per stabilire cosa deve fare un’altra persona del suo corpo?”, ha chiesto Milei. Alcuni giorni dopo un giornalista gli ha chiesto se fosse favorevole alla “vendita dei bambini”. “Dipende”, ha detto, e si è ingarbugliato. “La risposta non sarebbe ‘no’?”, gli ha chiesto il giornalista. “Se avessi un figlio non lo venderei. La risposta dipende dai termini in cui si ragiona, tra duecento anni se ne potrebbe discutere”, ha replicato.

Biografia

1970 Nasce nel quartiere di Palermo, a Buenos Aires.

1989 Smette di giocare a calcio e s’iscrive alla facoltà di economia.

2012 Comincia a scrivere opinioni per i quotidiani La Nación ed El Cronista.

2014 Partecipa per la prima volta a un programma televisivo. In pochi anni diventa uno degli opinionisti più popolari del paese.◆ agosto 2023 A sorpresa è il più votato alle primarie per le presidenziali argentine con il 30 per cento dei voti.


A maggio ha rasentato l’assurdo. “Javier Milei è un ospite spettinato dei talk show che urla sul palco e dorme con otto cani e sua sorella”. Così l’ha descritto Victoria Donda, ex deputata di sinistra e direttrice dell’istituto nazionale contro la discriminazione. “Non ho otto cani, ne ho cinque”, ha risposto laconicamente Milei nel programma di una televisione amica che gli aveva chiesto una replica.

Si tratta di uscite insolite per una persona abituata alla televisione, dov’è comparso per la prima volta il 26 luglio 2016, ospite di uno dei talk show di mezzanotte. “Potrebbe essere ministro della cultura, ma sarà un ministro dell’economia”, lo presentò al paese il conduttore di Animales sueltos (Animali in libertà) Alejandro Fantino. “Tu dammi la banca centrale”, rispose Milei ironicamente, monopolizzando il resto del programma. Fu l’inizio del resto della sua vita.

Per anni Milei si è dato parecchio da fare. È stato consulente del generale Antonio Bussi, un militare diventato governatore della provincia di Tucumán durante la dittatura e poi deputato nazionale; è stato economista capo della fondazione Acordar, il centro studi di un ex governatore peronista di Buenos Aires, Daniel Scioli; ha lavorato anche per l’azienda che gestisce la maggior parte degli aeroporti argentini. Il suo capo di allora, Eduardo Eurnekian, uno degli uomini più ricchi del paese, è proprietario dell’emittente televisiva in cui Milei è diventato famoso.

Le sue contraddizioni, però, non sembrano preoccupare quel terzo del paese che il 13 agosto ha festeggiato la sua vittoria. Milei inveisce contro la casta, ma la frequenta da tempo; libertario, si oppone all’aborto e all’educazione sessuale nelle scuole; ha conquistato l’affetto di gran parte della comunità dei migranti, ma minaccia di vietare l’ingresso agli stranieri con precedenti penali e di espellere quelli che commettono reati. “Mi sono successe cose che vanno al di là di qualsiasi spiegazione scientifica”, dice Milei, che è cattolico e conosce bene la Bibbia. Oggi uno dei suoi consiglieri è un rabbino e sembra che l’economista stia pensando di convertirsi all’ebraismo.

Un anno fa molti pensavano che la sua campagna non sarebbe arrivata a questo punto. Il 10 giugno 2022, nonostante il freddo su Buenos Aires, Milei aveva convocato il suo primo grande comizio nella periferia della capitale. Erano passati sei mesi dal suo ingresso in parlamento, guadagnava popolarità e cominciava a dire di voler diventare presidente. Il comizio fu un fallimento. C’erano poco più di mille persone e l’economista fu deriso da tutti. Quello è stato anche l’inizio della sua guerra politica al fianco della sorella e di un ex addetto stampa del governo neoliberista degli anni novanta. Qualcuno ha cominciato a dire che il suo partito costruito dal nulla, La libertad avanza, aveva riciclato vecchi politici caduti in disgrazia.

Ora è in corso un’indagine per capire se Milei ha chiesto migliaia di dollari in contanti in cambio di posti nelle liste per le elezioni di ottobre, ma il suo partito è più forte che mai. Ha anche ricominciato a parlare con i genitori. Compirà 53 anni il 22 ottobre, il giorno delle presidenziali. Potrebbe farsi il più bel regalo della sua vita. ◆ fr

Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it

Questo articolo è uscito sul numero 1526 di Internazionale, a pagina 66. Compra questo numero | Abbonati