I giovani che da mesi protestano in Colombia sono nati quando il conflitto armato interno era già cominciato. Migliaia di colombiani hanno convissuto con la guerra civile per più di cinquant’anni, fino all’accordo di pace tra il governo di Bogotá e l’organizzazione guerrigliera delle Forze armate rivoluzionarie della Colombia (Farc).

La prima intesa, firmata a Cartagena il 26 settembre 2016, fu sottoposta a un referendum. Vinse il no, e il governo dovette rinegoziare alcune parti tenendo conto delle obiezioni dell’opposizione. L’accordo riguardava sei punti chiave: la riforma agraria; la partecipazione degli ex guerriglieri alla vita politica; la fine del conflitto armato; la sostituzione delle coltivazioni illecite; il risarcimento delle vittime; il controllo e la verifica dell’applicazione dell’accordo. I negoziati finirono al centro di una contesa politica tra il presidente Juan Manuel Santos e Álvaro Uribe, suo predecessore alla guida del paese. I due erano politicamente vicini ma nel 2012, quando Santos aveva annunciato l’avvio dei negoziati con le Farc, Uribe si era trasformato in uno dei suoi critici più severi. “Santos organizzò il referendum per avere l’appoggio della popolazione, mentre Uribe sosteneva che l’intesa era stata raggiunta alle spalle dei colombiani e avrebbe consegnato il paese alla guerriglia”, dice Laura Capote, del movimento di sinistra Marcha patriótica. L’accordo definitivo fu sottoscritto a novembre del 2016.

Apertura democratica

Per le Farc la firma della pace è stata un modo per deporre le armi assicurandosi di partecipare alla vita politica. “Non è stata una resa, ma un accordo tra pari che non sono riusciti a prevalere l’uno sull’altro”, dice Capote. L’intesa non ha risolto i problemi della Colombia, ma ha portato al centro del dibattito alcuni conflitti storici. Le Farc hanno abbandonato le armi e hanno creato un partito politico che ha una rappresentanza in parlamento. Ma molti punti dell’accordo restano lettera morta. A maggio il Kroc institute for international peace studies della University of Notre Dame, negli Stati Uniti, ha presentato il quinto rapporto sull’applicazione degli accordi. Nel 2020 le disposizioni dell’intesa che sono entrate pienamente in funzione sono passate dal 26 al 28 per cento, una percentuale molto bassa secondo le organizzazioni sociali. Secondo la giurisdizione speciale per la pace (un tribunale istituito per far luce sui crimini commessi durante il conflitto), lo stato non sta facendo la sua parte: dal 2016 sono stati uccisi più di novecento attivisti e leader sociali e 276 ex combattenti.

Tra gli aspetti positivi c’è la creazione dei tribunali speciali come parte del sistema di verità, memoria e giustizia per le vittime. “Davanti alla giustizia sono comparsi non solo ex guerriglieri che hanno chiesto perdono per i loro crimini, ma anche militari e personale delle forze armate che hanno confessato i loro legami con i gruppi paramilitari”. Il movimento politico di Uribe ha sempre attaccato l’accordo di pace. E dal 2018, quando Iván Duque è stato eletto presidente, gli ostacoli sono aumentati. “La destra continua a opporsi all’accordo. Ma da quando alcune persone vicine a Uribe hanno confessato di essere a conoscenza dei suoi legami con i paramilitari e dei crimini dell’esercito, l’atteggiamento sta cambiando”, dice Capote.

Da sapere
Guerriglieri dissidenti

◆ Almeno dieci combattenti della dissidenza delle Farc sono stati uccisi in un attacco delle forze militari il 27 settembre 2021 nel dipartimento di Guainía, nell’est del paese vicino al confine con il Brasile. Si stima che dopo la firma dell’accordo di pace nel 2016 circa 2.500 guerriglieri siano entrati nei gruppi dissidenti, che si contendono il territorio e il traffico di droga con le bande criminali e l’Esercito di liberazione nazionale. Reuters


L’accordo ha avuto anche il merito di contribuire alla riflessione sul conflitto armato e sulle responsabilità dei suoi protagonisti. “Le proteste sono il risultato dell’apertura democratica seguita alla pace. Molte rivendicazioni dei manifestanti sono nell’accordo. Bisogna solo metterle in pratica”, conclude Capote.◆ fr

Questo articolo è uscito sul numero 1429 di Internazionale, a pagina 32. Compra questo numero | Abbonati