Per arrivare in cima alla collina artificiale di Schurenbach basta salire 267 scalini. Ma Ralph Kindel preferisce il sentiero che disegna delle serpentine intorno alla collina di 86 metri. Il punto più alto della zona nord di Essen, al centro della regione della Ruhr, è questa collina prodotta dall’accumulo di roccia di scarto.

Kindel attraversa il parco con scarpe da trekking, zaino in spalla e maglietta con su scritto “Conosco una scorciatoia”. È il minimo che si possa dire, visto che è stato proprio lui a progettare il sentiero dell’ex miniera di carbone dello Zollverein, su incarico della Essen marketing (un’azienda che promuove gli eventi turistici della città). La collina, la cui roccia di scarto proviene soprattutto dalla miniera, ne è la cima.

Il sentiero ad anello parte dallo Zollverein, attraversa la zona nord di Essen fino al canale di Herne, sul Reno, e poi torna indietro. Si può vedere da vicino la trasformazione della regione industriale. Con 26,4 chilometri, per 321 metri di dislivello, il percorso attraversa aree verdi, parchi, orti urbani e aree industriali dismesse.

In cima alla collina di Schurenbach non c’è un albero. Il pianoro ricorda un paesaggio lunare di pietrisco grigio scuro, interrotto solo da una bramma (una barra semilavorata di acciaio) alta 14,5 metri, progettata nel 1998 dall’artista statunitense Richard Serra come simbolo della trasformazione del territorio. All’epoca il cambiamento era già a un punto tale per cui in quella che era stata la regione mineraria e siderurgica per eccellenza non si trovava più neppure un’azienda in grado di produrre la bramma, che infatti venne realizzata in Francia.

La natura si è ripresa gli spazi

La collina di Schurenbach è un punto panoramico da cui si vede l’agglomerato urbano più grande di tutta la Germania: l’ex miniera di carbone dello Zollverein, il profilo del centro di Essen, il tetraedro di Bott­rop, l’Alpincenter (la pista da sci al coperto più lunga del mondo) su un alto cumulo di rocce di scarto, la statua monumentale di Ercole sulla torre nel Nordsternpark, il parco di Gelsenkirchen, la Veltins-Arena (lo stadio della squadra di calcio Schalke 04), la ciminiera Stadtwerketurm di Duisburg, la zona industriale di Marl e il gasometro di Oberhausen. “La cosa affascinante è che tutti i rilievi della zona sono opera dell’uomo”, spiega Kindel.

Soprattutto in primavera è evidente quanto sia verde questo agglomerato urbano, dove la natura si è ripresa i suoi spazi. Già nel 2017, in veste di responsabile del progetto Capitale verde europea, Kindel aveva disegnato il sentiero di Baldeney, nella zona sud di Essen, e nel 2020 quello panoramico nel quartiere di Kettwig.

Il sentiero della miniera di carbone dello Zollverein è diventato il simbolo del contrasto tra natura e città. Non si sente lo scorrere dell’acqua di un fiume, solo il rumore delle auto sulla vicina autostrada A42. E all’orizzonte si vedono i tralicci dell’alta tensione. “Fanno parte del paesaggio”, osserva Kindel. È proprio questo che caratterizza il trekking urbano. “Apriamo sentieri nel verde ma sfruttiamo le infrastrutture e le comodità offerte dalla metropoli. Gli escursionisti possono muoversi con i mezzi pubblici e accorciare il percorso a piacimento. E non devono riempire a dismisura gli zaini perché lungo la strada ci sono tanti caffè e ristoranti”.

“Tra natura, patrimonio industriale e centri abitati c’è una combinazione interessantissima”, dicono Silke Tummescheit e Uwe Weber, escursionisti di Dortmund, mentre si aggirano nel parco di Kaiser-Wilhelm cercando il segnale che indica il percorso. Chi ha un po’ più di tempo può fare una tappa dove una volta venivano estratte, lavorate e trasformate in coke (un combustibile) fino a dodicimila tonnellate di carbone al giorno. Adesso ci sono musei e visite guidate agli impianti che sono stati restaurati.

Nell’area della ex miniera di carbone dello Zollverein, la più grande del mondo, c’è una torre di avvolgimento di 55 metri chiamata la Tour Eiffel della Ruhr, un simbolo della zona. “Un tempo la parte nord di Essen era proprietà delle industrie e la parola d’ordine era ‘fate come volete’. A sud, invece, si faceva più attenzione all’ambiente, così le verdi valli sono rimaste verdi”, aggiunge Ralph Kindel.

Chi percorre i tre sentieri da trekking se ne accorge. Il sentiero di Baldeney, 27 chilometri per seicento metri di dislivello, fa il giro del lago artificiale della Ruhr passando per boschi, prati e fattorie, con scorci sempre diversi che si aprono sul lago. In alcuni tratti, oltre agli escursionisti s’incontrano ciclisti e persone a cavallo.

Nel 2017, quando il sentiero è stato inaugurato nell’ambito del progetto Capitale verde europea, le prime ventimila mappe escursionistiche sono andate esaurite in tre mesi. “Non siamo in grado di dare numeri precisi, ma i tanti accessi al sito e le continue ristampe delle mappe sono segnali di un aumento dell’interesse per il trekking”, spiega Florian Hecker, che gestisce l’ufficio stampa della Essen marketing. Il sentiero panoramico di Kettwig si trova fuori città e percorre zone che secondo Hecker non hanno molto a che fare con quello che la gente immagina quando pensa alla regione della Ruhr. Lungo i 35 chilometri, per 761 metri di dislivello, in primo piano c’è il paesaggio: grandi campi coltivati e maneggi.

Quando ha progettato il percorso, Kindel ha fatto passare il sentiero sopra l’autostrada A52, perché per lui è il simbolo dell’urbanizzazione: “Volevo che emergesse il contrasto. Si dice sempre che noi della Ruhr abbiamo un certo fascino, rude ma anche cordiale. E chi viene qui nota proprio questo”. ◆ sk

Questo articolo è uscito sul numero 1463 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati