La Groenlandia è il prossimo obiettivo del presidente statunitense Donald Trump? E gli Stati Uniti, con il sequestro del presidente venezuelano Nicolás Maduro, hanno forse scoperchiato un vaso di Pandora?
Si capisce l’atmosfera di follia da alcuni segnali. Per esempio dalle parole del primo ministro della Groenlandia, Jens-Frederik Nielsen, che si è affrettato ad assicurare che non c’è motivo di farsi prendere dal panico. Parole di rassicurazione sono arrivate anche dopo che Katie Waldman, moglie di uno dei più stretti consiglieri di Trump, Stephen Miller, ha condiviso sui social media una mappa della Groenlandia coperta dalla bandiera statunitense con la scritta “Presto”. Ma niente panico. Il futuro della Groenlandia (che insieme alle isole Fær Øer, è una nazione costitutiva del Regno di Danimarca) non sarà deciso sui social media, ha concluso Nielsen.
Meno di 24 ore dopo, però, l’allarme è scattato di nuovo. Stavolta è stato proprio Trump a dichiarare, in un’intervista alla rivista The Atlantic, che il Venezuela non è necessariamente l’ultimo paese di cui gli Stati Uniti cercheranno di prendere il controllo: “Abbiamo assolutamente bisogno della Groenlandia”, ha affermato, sostenendo che la gigantesca isola è “circondata da navi russe e cinesi”.
Riguardo all’attacco al Venezuela come possibile indicatore della volontà degli Stati Uniti di prendere il controllo della Groenlandia con la forza militare, Trump ha risposto che spetta ad altri decidere cosa sia necessario fare. Più tardi, salendo sull’Air Force One diretto a Washington, ha detto: “Ci occuperemo della Groenlandia tra venti giorni”. Probabilmente il governo danese deve prepararsi a un discorso sullo stato dell’unione, che di solito si tiene tra la fine di gennaio e l’inizio di febbraio, dai risvolti drammatici. Se qualcuno ancora dubita della serietà della notizia, vale la pena ricordare le dichiarazioni rilasciate dal segretario di stato Marco Rubio in una conferenza stampa congiunta con Trump, dopo la cattura di Maduro: “Spero che ora la gente capisca che il 47° presidente degli Stati Uniti non gioca. Quando dice che farà qualcosa, la fa”. La prima ministra danese Mette Frederiksen ha dovuto rispondere: “Devo dirlo molto chiaramente: gli Stati Uniti non hanno alcun diritto ad annettere una nazione del Regno di Danimarca, che fa parte della Nato e pertanto è coperta dalla garanzia di sicurezza dell’alleanza”.
Un vaso di Pandora
E non si tratta solo della Groenlandia. Qui si potrebbe entrare, se non nel panico, almeno in uno stato d’inquietudine. Perché cosa farà – e può fare – il governo di Copenaghen davanti alle pressioni di Trump, a parte continuare la serie, ormai rituale, di proteste? E la Groenlandia? Si rende conto che il sogno dell’indipendenza appartiene a un’altra epoca? È giunto il momento di prendere decisioni strategiche cruciali. I groenlandesi devono scegliere tra gli Stati Uniti e l’Unione europea, che al momento è la loro migliore speranza di poter contrastare la minaccia di Trump.
Come ha dichiarato il senatore democratico statunitense Mark Warner : “Se gli Stati Uniti ritengono di avere il diritto di usare la forza militare per invadere e catturare leader stranieri che accusano di atti criminali, cosa impedisce alla Cina di invocare lo stesso diritto con Taiwan? O a Vladimir Putin di rapire il presidente dell’Ucraina? Una volta oltrepassato quel limite, le regole che tengono a bada il caos globale cominciano a venir meno, e i regimi autoritari saranno i primi a sfruttarlo”.
Questo è il vaso scoperchiato da Donald Trump. Pochi sentiranno la mancanza di Maduro, ma potrebbe presto arrivare il momento in cui ci mancherà un’epoca in cui persone come lui non venivano rapite. E in cui ci mancherà il fatto che, dopotutto, ci sono dei limiti, anche per le grandi potenze. Altrimenti, potremmo rapidamente cedere al panico. ◆ sm
Internazionale pubblica ogni settimana una pagina di lettere. Ci piacerebbe sapere cosa pensi di questo articolo. Scrivici a: posta@internazionale.it
Questo articolo è uscito sul numero 1647 di Internazionale, a pagina 31. Compra questo numero | Abbonati