Elisa Bellero
Come sorelle
Edizioni e/o, 240 pagine, 18 euro

Teresa ed Ester sono cugine di sangue, sorelle di fatto. Le allatta la stessa donna, dormono nello stesso letto, crescono dividendo tutto, anche i segreti. Le Coste, il Borgo, la Corte, la Madonna nera sono i punti cardinali della loro vita, e pure i confini, più tardi le sbarre della prigione. Quel mondo comincia a creparsi quando ottengono le prime cose che sono solo di Ester e solo di Teresa: un paio di scarpe, una madre nuova. Una resta alla corte, al lavoro e alle strade di sempre, mentre l’altra se ne va in città, verso il sogno di una sartoria. Arriva la guerra, che porta quel che ha portato sempre nelle vite umane, spezzandole e ricomponendole diverse. Resta in Teresa un rancore che si rapprende e che sostituisce quella vita a due che si erano promesse. Come sorelle è un romanzo in seconda persona, quasi fosse lo straziante resoconto che Ester fa alla sorella della propria vita: frasi brevi, brevissime, ora singhiozzi di pianto, ora fiume di rabbia in piena. Più si avanza, più la narrazione diventa concitata e, verso il finale, si velocizza appiattendo il tempo, togliendo respiro. Bellero, all’esordio, consegna alla pagine una storia ben scritta, che si legge con quella foga che sa dare solo una narrazione architettata con cura. Colpisce, soprattutto, la capacità di raccontare i chiaroscuri della forma minima della felicità, che non è la coppia, ma la sorellanza. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1669 di Internazionale, a pagina 82. Compra questo numero | Abbonati