Raffaella Silvestri
La persona peggiore
Mondadori, 192 pagine, 19 euro

Anni fa una mia amica si è trasferita a Bali, dove fa l’insegnante di yoga. Quindi, lo ammetto, ho cominciato questo libro aspettandomi che fosse tutte le cose che, in parte, è. Cioè una donna privilegiata in una crisi esistenziale che, poco dopo il matrimonio con un finlandese, va a Ubud a ritrovare se stessa tra yoga, bagni rituali, sesso tantrico eccetera. Bisogna anche dire che uso la mia biografia per giudicare troppo facilmente quella altrui, e quindi temevo un po’ la mia reazione di fronte a questo tentativo di vestire i panni della persona peggiore. Raffaella Silvestri mi ha sorpresa perché non nasconde né respinge la cornice problematica del suo personaggio (di se stessa?). Anzi, la sfrutta usando un umorismo all’inglese spassosissimo. Tiene quella modulazione per tutto il romanzo (memoir?), che andrebbe letto con la stessa intonazione di Rapone: è un lungo monologo, privo di una struttura vera e propria, ma che costruisce, attraverso brevi capitoli, un accalcarsi di pensieri (giudizi?) su quel che accade nei sei mesi trascorsi in fuga. I lettori non hanno il diritto di poter empatizzare con i personaggi. Con la protagonista di questo romanzo la distanza si riduce e aumenta di continuo, il che la rende particolarmente umana. Però ho capito che se l’avessi incontrata per strada sarebbe subito diventata mia amica nella divertente (e dunque vera) invettiva contro Roma. Un libro riuscito. ◆

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Questo articolo è uscito sul numero 1690 di Internazionale, a pagina 84. Compra questo numero | Abbonati