Negli Stati Uniti le restrizioni all’aborto sono così diffuse che in buona parte del paese le donne sentono di non avere nessuna possibilità di interrompere una gravidanza indesiderata. In realtà hanno una via d’uscita, ma la maggior parte di loro non lo sa. Possono contattare delle organizzazioni tramite internet e farsi spedire due pillole – mifepristone e misoprostolo – che inducono l’aborto se prese nel primo trimestre di gravidanza, e in alcuni casi anche in fase più avanzata. Il cosiddetto aborto autogestito è un’opzione per chi vive in stati come il Texas, che di recente ha approvato una legge che vieta l’interruzione di gravidanza dopo la sesta settimana, anche in caso di stupro e incesto. Le donne di altri stati possono scegliere tra diversi siti, mentre le texane possono contare su Aid access, un sito che fornisce le pillole a prezzi diversi fino a un massimo di 105 dollari, in base al reddito.

Tuttavia, un sondaggio dell’Atlantic rivela che solo il 5 per cento delle statunitensi ha sentito parlare di Aid access, e solo il 13 per cento conosce Plan C, un sito che fornisce informazioni sull’aborto per corrispondenza. Alcune sono consapevoli di questa possibilità, ma non conoscono i nomi delle organizzazioni che spediscono i farmaci. La maggior parte delle intervistate ha dichiarato di non essere a conoscenza di alternative all’aborto chirurgico. Nelle ultime settimane ho parlato con venti texane: nessuna aveva sentito parlare di Aid access e le poche che conoscevano Plan C lo confondevano con Plan B, la pillola del giorno dopo.

A livello nazionale sembra che chi si oppone all’aborto stia vincendo. La settimana scorsa un giudice federale ha sospeso la legge del Texas, ma il governo statale ha presentato ricorso e un altro tribunale gli ha dato ragione. Di recente il governatore dello stato, Greg Abbott, ha firmato un altro provvedimento che riduce ulteriormente la possibilità di ricorrere all’aborto farmacologico – portando la soglia massima da dieci a sette settimane di gestazione – e vieta di spedire i farmaci per posta. Nella corte suprema i giudici conservatori che si oppongono al diritto all’aborto sono in maggioranza. Solo nel 2021 a livello statale sono state introdotte 106 limitazioni, il numero più alto dal 1973.

Un altro modo

Negli stati dove le leggi sono più restrittive le donne che scoprono di essere incinte e non vogliono portare avanti la gravidanza di solito riescono a procurarsi i farmaci su internet. Ma è più difficile per chi non ha accesso o dimestichezza con la rete. “Trovarsi in quello stato di disperazione e sentire di non avere scelta” comporta una sofferenza mentale enorme, spiega Abigail Aiken, docente dell’università del Texas che si occupa di aborto autogestito. Alcune donne che si trovano in queste condizioni potrebbero farsi del male cercando di mettere fine alla gravidanza in modo improvvisato. “Non dobbiamo sottovalutare quello che una persona è disposta a fare quando non riceve l’assistenza di cui ha bisogno”, sottolinea Aiken.

Le pillole abortive sono più efficaci nel primo trimestre di gravidanza, ma serve tempo per mettersi in contatto con un’organizzazione e ordinare i farmaci, che a quel punto devono superare i diversi controlli doganali. Anche per questo oggi Aid access permette di ordinarle anche a chi non è incinta, così da averle a disposizione in caso di gravidanza indesiderata. Le pillole scadono dopo circa due anni. Francine Coeytaux, tra le fondatrici del sito Plan C, sostiene che le cliniche che offrono servizi per l’interruzione volontaria di gravidanza e le organizzazioni attive in questo settore non stanno promuovendo adeguatamente l’aborto autogestito per mancanza di fiducia o perché temono d’indebolire la battaglia sui diritti riproduttivi.

Gli attivisti per il diritto all’aborto hanno cercato soprattutto di dimostrare che le restrizioni impongono un “peso non necessario” alle donne. Le pillole per corrispondenza possono ridurre questo peso. “La strategia degli esperti legali e di tutti quelli che lottano per i nostri diritti consiste nel gridare ai quattro venti: ‘Mio Dio, guardate cosa è successo in Texas! Le donne incinte non possono più fare niente per abortire!’”, dice Coeytaux. “Se provi a fare presente che il problema dell’accesso all’aborto può essere risolto in un altro modo, che non obbliga a viaggiare per trovare una clinica e non costa nemmeno tanto, rischi di danneggiare il loro approccio catastrofista”.

Naturalmente ci sono altri fattori che potrebbero scoraggiare le donne a ricorrere all’aborto autogestito. La procedura provoca forti dolori e abbondanti perdite di sangue. Inoltre negli stati con leggi particolarmente restrittive le donne che scelgono questa soluzione possono contare, in caso di complicazioni, solo su numeri d’emergenza e su medici che vivono in posti molto lontani e possono aiutarle da remoto. Aid access ha sede in Austria, ben oltre la giurisdizione delle forze dell’ordine texane e delle nuove leggi contro l’aborto farmacologico, ma il sito opera comunque in una zona grigia: cinque stati hanno già criminalizzato l’aborto autogestito, e dal 2000 a oggi circa venti donne sono state processate per questo reato.

Gli studi mostrano che l’aborto autogestito è sicuro ed efficace, ma le organizzazioni contro l’aborto hanno pubblicato rapporti sostenendo il contrario. Resta il fatto che negli Stati Uniti gli aborti farmacologici sono molti meno che in altri paesi. Nel 2017 il 40 per cento delle statunitensi ha scelto questa opzione, contro il 90 per cento delle finlandesi e l’80 per cento delle donne di Città del Messico.

Siti come Aid access stanno diventando i nemici giurati di chi si oppone all’interruzione volontaria di gravidanza. Secondo Randall O’Bannon, dell’organizzazione National right to life, chi fornisce questo servizio dovrebbe essere monitorato e perseguito.

Ma Aiken e altri dubitano che le leggi degli Stati Uniti possano fermare Aid access. L’organizzazione è già attiva in paesi dove l’aborto è illegale. Ho chiesto a Rebecca Gomperts, la dottoressa che guida l’organizzazione, se si sente minacciata dalle leggi texane. “Aid access aiuta le donne che hanno bisogno di abortire a farlo in modo sicuro. Non importa dove vivano o quale sia la situazione giuridica nel loro paese”. ◆ as

Questo articolo è uscito sul numero 1431 di Internazionale, a pagina 26. Compra questo numero | Abbonati