I libri italiani letti da un corrispondente straniero. Questa settimana Salvatore Aloïse della tv francotedesca Arte.

Comizi e manifesti: un tempo le campagne elettorali si facevano così. Manifesti affissi sui muri e sui tabelloni metallici predisposti dai comuni, ora tristemente vuoti. Delle battaglie tra militanti a colpi di colla e pennello non c’è più traccia, ma I manifesti politici di Edoardo Novelli permette di rinfrescare la memoria. Una carrellata di 151 cartelloni con vista su prima, seconda e terza repubblica. Reperti simbolici della politica, intrecciati ad avanguardie artistiche, tra futurismo, fumetto ed estetica pubblicitaria. Si spazia dall’orsacchiotto in mano a una delle figlie di re Umberto per il sostegno alla monarchia, alla gallina dalle uova d’oro della Lega nord, alla “pelliccia” pubica di Marina Ripa di Meana, l’unica che “non si vergogna d’indossare”. Inizialmente i manifesti imponevano temi e individuavano nemici, dai “forchettoni democristiani” alla “dittatura comunista”, dopo sono scivolati verso la personalizzazione dei primi piani dei capipartito. Berlusconi innova con i maxi poster, anche se lo slogan “Forza Italia”, in funzione anticomunista, è già presente in un manifesto del 1951 dei Comitati civici. Poi si sconfina nella street-art: in chiusura della multiforme e intrigante ricostruzione ecco, alla vigilia del governo Lega-M5s del 2018, il bacio in bocca tra Di Maio e Salvini.

Questo articolo è uscito sul numero 1445 di Internazionale, a pagina 80. Compra questo numero | Abbonati